PDA

Visualizza la versione completa : L'estate passata, pensieri campestri



Dede Mussato
06-10-09, 20:13
C'era stata la tromba d'aria che si era frapposta con prepotenza tra me ed il mio desiderio di girare per la tenuta. La pioggia era penetrata con violenza nel terreno che ora la restituiva sottoforma di un'afa pesante ed appiccicosa. La salita, sassosa e fangosa di un'argilla che sembrava mastice, porta in cima alla collina. Le terrazze, luccicanti di avena sdraiata, tagliata di fresco, erano ordinatamente piantumate sui loro bordi rivolti a Nord, di alberi di ulivo. Alcuni più vecchi, altri giovani tronchetti già rigogliosi e promettenti. Tanti, gli ulivi, a perdita d'occhio, con le loro chiome verdi e argento a seconda di come tira il vento. E mentre giravo lo sguardo la vista si adagiava sul fondo valle, ma prima sulla quantità di colline, una posata sull'altra, che finiscono in fondo in fondo verso Ovest, da dove arriva il sentore del mare. Piccoli, pochi paesini interrompono il susseguirsi dei verdi dei boschi, diversi tra loro, che salgono verso il crinale ripido della montagna che chiude, insieme ad una serie di articolate vette, il panorama di settentrione. In cima una carrareccia delimita la proprietà e costeggia per un tratto la vigna nuova. Verdi filari di pampini grandi e sani. I grappoli occhieggiano già gonfi di acini, per nulla toccati dalla buriana di poco prima. La discesa comincia subito dopo la vigna e si butta ripida verso un boschetto incolto di pioppi e di quercioli, al di là del confine. Il vento violento aveva strappato tante piccole branche dagli alberi, ed ora giacevano, inutili, tra i sassi del sentiero. Ho raccolto e mangiato subito con voluttà, ritornando ai ricordi di bambina, tante more morbide e mature, incurante dei sarmenti spinosi. Poi si svolta a destra per rientrare, sempre accompagnati dalla presenza degli ulivi, e si costeggia una serie di siepi miste, tutte spettinate dalla forza sgarbata dell'acqua e del vento. Ormai i miei stivali pesavano il doppio, l'argilla appiccicata sembrava uno zoccolo e l'ultima salita, che porta sino all'orto, con quel caldo esagerato mi faceva ansimare. L'orto è su un poggio, piano, che in fondo arriva alla casa. Le parcelle ben divise, ben tenute, espongono quasi con orgoglio le loro varietà di verdure. Solo i pomodori, legati ai sostegni di bambù, giacevano sconsolati al suolo. Sulla sinistra il dolce scrosciare dell'acqua mi segnala la grande vasca, quasi una peschiera, completamente celata da verzura. Il grande, bellissimo alloro la fa da padrone, ma tutto accusa il desiderio di ordine che verrà sicuramente dato da sapienti potature. I grandi lavori effettuati, denunciati dalla presenza di tanto materiale di risulta, sono ormai sul finire. Ho avuto l'impressione che tutta la natura circoscritta alla casa sembri aspettare la mano dell'uomo, ma con pazienza, con i suoi ritmi equilibrati continuando la sua crescita a volte smodata, ma come è nell'ordine delle cose. Ho percepito, respirando profondamente, la grande pace che il luogo infonde, mi sono sentita accettata nella mia consapevolezza di grande amante della natura, che cerca di guardare e di vedere con occhi allenati la splendida bellezza di questa parte del creato. Il sole ormai diretto ad Ovest, carezzava con i suoi raggi fosforescenti le colline giù in fondo.....

Paolo Gruppuso
06-10-09, 21:48
C'era stata la tromba d'aria che si era frapposta con prepotenza tra me ed il mio desiderio di girare per la tenuta. La pioggia era penetrata con violenza nel terreno che ora la restituiva sottoforma di un'afa pesante ed appiccicosa. La salita, sassosa e fangosa di un'argilla che sembrava mastice, porta in cima alla collina. Le terrazze, luccicanti di avena sdraiata, tagliata di fresco, erano ordinatamente piantumate sui loro bordi rivolti a Nord, di alberi di ulivo. Alcuni più vecchi, altri giovani tronchetti già rigogliosi e promettenti. Tanti, gli ulivi, a perdita d'occhio, con le loro chiome verdi e argento a seconda di come tira il vento. E mentre giravo lo sguardo la vista si adagiava sul fondo valle, ma prima sulla quantità di colline, una posata sull'altra, che finiscono in fondo in fondo verso Ovest, da dove arriva il sentore del mare. Piccoli, pochi paesini interrompono il susseguirsi dei verdi dei boschi, diversi tra loro, che salgono verso il crinale ripido della montagna che chiude, insieme ad una serie di articolate vette, il panorama di settentrione. In cima una carrareccia delimita la proprietà e costeggia per un tratto la vigna nuova. Verdi filari di pampini grandi e sani. I grappoli occhieggiano già gonfi di acini, per nulla toccati dalla buriana di poco prima. La discesa comincia subito dopo la vigna e si butta ripida verso un boschetto incolto di pioppi e di quercioli, al di là del confine. Il vento violento aveva strappato tante piccole branche dagli alberi, ed ora giacevano, inutili, tra i sassi del sentiero. Ho raccolto e mangiato subito con voluttà, ritornando ai ricordi di bambina, tante more morbide e mature, incurante dei sarmenti spinosi. Poi si svolta a destra per rientrare, sempre accompagnati dalla presenza degli ulivi, e si costeggia una serie di siepi miste, tutte spettinate dalla forza sgarbata dell'acqua e del vento. Ormai i miei stivali pesavano il doppio, l'argilla appiccicata sembrava uno zoccolo e l'ultima salita, che porta sino all'orto, con quel caldo esagerato mi faceva ansimare. L'orto è su un poggio, piano, che in fondo arriva alla casa. Le parcelle ben divise, ben tenute, espongono quasi con orgoglio le loro varietà di verdure. Solo i pomodori, legati ai sostegni di bambù, giacevano sconsolati al suolo. Sulla sinistra il dolce scrosciare dell'acqua mi segnala la grande vasca, quasi una peschiera, completamente celata da verzura. Il grande, bellissimo alloro la fa da padrone, ma tutto accusa il desiderio di ordine che verrà sicuramente dato da sapienti potature. I grandi lavori effettuati, denunciati dalla presenza di tanto materiale di risulta, sono ormai sul finire. Ho avuto l'impressione che tutta la natura circoscritta alla casa sembri aspettare la mano dell'uomo, ma con pazienza, con i suoi ritmi equilibrati continuando la sua crescita a volte smodata, ma come è nell'ordine delle cose. Ho percepito, respirando profondamente, la grande pace che il luogo infonde, mi sono sentita accettata nella mia consapevolezza di grande amante della natura, che cerca di guardare e di vedere con occhi allenati la splendida bellezza di questa parte del creato. Il sole ormai diretto ad Ovest, carezzava con i suoi raggi fosforescenti le colline giù in fondo.....

Devi amarlo profondamente quel luogo che traspira dalle parole sentimenti forti per l'anima e la memoria!!!
A proposito, cercando di individuare la zona che descrivi con gli olivi,mi ricorda la Liguria,forse la Toscana e tante altre Regioni che anch'io,come te,amo profondamente;la fotografia di scorci che ho poi tradotto in immagini dipinte, sono ricordi indelebili!
Ciao,e complimenti per la tua sensibilità!
Paolo

Dede Mussato
06-10-09, 22:49
Devi amarlo profondamente quel luogo che traspira dalle parole sentimenti forti per l'anima e la memoria!!!
A proposito, cercando di individuare la zona che descrivi con gli olivi,mi ricorda la Liguria,forse la Toscana e tante altre Regioni che anch'io,come te,amo profondamente;la fotografia di scorci che ho poi tradotto in immagini dipinte, sono ricordi indelebili!
Ciao,e complimenti per la tua sensibilità!
Paolo

Grazie, Paolo. E' quello un posto che amo, anche se non è mio. Ho fatto ed ancora faccio, importanti lavori sia per la casa che per il giardino della tenuta. E' di una persona che amo molto e con lui ho imparato ad amare le cose sue.....hai individuato la zona...non è nè Liguria nè Toscana, ma è lì, proprio in mezzo....Io abito in un posto meraviglioso, a Varenna, centro lago di Como. Sono un po' sopra, in collina, ma davanti a me non c'è nulla, solo uno splendido panorama. Ora l'autunno si darà da fare ed io altrettanto perchè voglio parlare di lui e di quello che di mirabile sa fare nel mio giardino....a presto, Dede

Maria Bertuzzo
07-10-09, 08:48
La nostra Madre terra...condivido in tuo amore per lei...
Complimenti veramente per la bellissima descrizione!

vitalba paesano
07-10-09, 11:28
C'era stata la tromba d'aria che si era frapposta con prepotenza tra me ed il mio desiderio di girare per la tenuta. La pioggia era penetrata con violenza nel terreno che ora la restituiva sottoforma di un'afa pesante ed appiccicosa. La salita, sassosa e fangosa di un'argilla che sembrava mastice, porta in cima alla collina. Le terrazze, luccicanti di avena sdraiata, tagliata di fresco, erano ordinatamente piantumate sui loro bordi rivolti a Nord, di alberi di ulivo. Alcuni più vecchi, altri giovani tronchetti già rigogliosi e promettenti. Tanti, gli ulivi, a perdita d'occhio, con le loro chiome verdi e argento a seconda di come tira il vento. E mentre giravo lo sguardo la vista si adagiava sul fondo valle, ma prima sulla quantità di colline, una posata sull'altra, che finiscono in fondo in fondo verso Ovest, da dove arriva il sentore del mare. Piccoli, pochi paesini interrompono il susseguirsi dei verdi dei boschi, diversi tra loro, che salgono verso il crinale ripido della montagna che chiude, insieme ad una serie di articolate vette, il panorama di settentrione. In cima una carrareccia delimita la proprietà e costeggia per un tratto la vigna nuova. Verdi filari di pampini grandi e sani. I grappoli occhieggiano già gonfi di acini, per nulla toccati dalla buriana di poco prima. La discesa comincia subito dopo la vigna e si butta ripida verso un boschetto incolto di pioppi e di quercioli, al di là del confine. Il vento violento aveva strappato tante piccole branche dagli alberi, ed ora giacevano, inutili, tra i sassi del sentiero. Ho raccolto e mangiato subito con voluttà, ritornando ai ricordi di bambina, tante more morbide e mature, incurante dei sarmenti spinosi. Poi si svolta a destra per rientrare, sempre accompagnati dalla presenza degli ulivi, e si costeggia una serie di siepi miste, tutte spettinate dalla forza sgarbata dell'acqua e del vento. Ormai i miei stivali pesavano il doppio, l'argilla appiccicata sembrava uno zoccolo e l'ultima salita, che porta sino all'orto, con quel caldo esagerato mi faceva ansimare. L'orto è su un poggio, piano, che in fondo arriva alla casa. Le parcelle ben divise, ben tenute, espongono quasi con orgoglio le loro varietà di verdure. Solo i pomodori, legati ai sostegni di bambù, giacevano sconsolati al suolo. Sulla sinistra il dolce scrosciare dell'acqua mi segnala la grande vasca, quasi una peschiera, completamente celata da verzura. Il grande, bellissimo alloro la fa da padrone, ma tutto accusa il desiderio di ordine che verrà sicuramente dato da sapienti potature. I grandi lavori effettuati, denunciati dalla presenza di tanto materiale di risulta, sono ormai sul finire. Ho avuto l'impressione che tutta la natura circoscritta alla casa sembri aspettare la mano dell'uomo, ma con pazienza, con i suoi ritmi equilibrati continuando la sua crescita a volte smodata, ma come è nell'ordine delle cose. Ho percepito, respirando profondamente, la grande pace che il luogo infonde, mi sono sentita accettata nella mia consapevolezza di grande amante della natura, che cerca di guardare e di vedere con occhi allenati la splendida bellezza di questa parte del creato. Il sole ormai diretto ad Ovest, carezzava con i suoi raggi fosforescenti le colline giù in fondo.....
Brava Dede, davvero una descrizione coinvolgente. Sei pronta a scrivere su NOI PROTAGONISTI? ciao.vp

Paolo Gruppuso
07-10-09, 16:37
Grazie, Paolo. E' quello un posto che amo, anche se non è mio. Ho fatto ed ancora faccio, importanti lavori sia per la casa che per il giardino della tenuta. E' di una persona che amo molto e con lui ho imparato ad amare le cose sue.....hai individuato la zona...non è nè Liguria nè Toscana, ma è lì, proprio in mezzo....Io abito in un posto meraviglioso, a Varenna, centro lago di Como. Sono un po' sopra, in collina, ma davanti a me non c'è nulla, solo uno splendido panorama. Ora l'autunno si darà da fare ed io altrettanto perchè voglio parlare di lui e di quello che di mirabile sa fare nel mio giardino....a presto, Dede

Restare abbagliati dallo spettacolo che offre la natura,in qualsiasi stagione,è sintomo di appassionante amore per la casa comune di tutti noi!
Purtroppo non siamo in tanti ad avere questa passione,ma,le nostre semplici emozioni sono come spore che consentono la riproduzione della vita anche quando le condizioni ambientali sono tutt'altro che favorevoli!

Dede Mussato
12-10-09, 18:39
Brava Dede, davvero una descrizione coinvolgente. Sei pronta a scrivere su NOI PROTAGONISTI? ciao.vp

Ciao Vitalba, sì, credo, parliamone mi devi spiegare tutto bene. Però avrei già pronto uno scritto autunnale, che vedrei ben collocato in Gardening.....sono sempre impressioni mie relative alla natura nel suo insieme, ma in questo caso specificamente sui cromatismi propri di ottobre. Che dici? Un abbraccio, Dede