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Kuriosa
13-03-09, 19:40
Buongiorno a tutti.
Qualcuno sostiene che, a una certà età - diciamo over 50 - la depressione, ove faccia la sua comparsa, non se ne andrà più.:confused:
Può essere curata, tenuta a freno, controllata. Ma, non appena si sospendono le cure, è sufficiente un 'nonnulla' per ributtare il soggetto nel tunnel.
E, pare, ogni ricaduta è peggiore di quella precedente...
Qualcuno ha esperienza in merito?
Grazie anticipate per i riscontri.:)

Cristina Ricchetti
13-03-09, 22:36
Carissima argomento difficile, certamente poco gettonato e
spesso poco gradito, da 'toccata e fuga' in un mondo dove
quasi tutto è bene essere perfetto, omologato, chiuso nel
proprio ruolo e attendente alle regole del 'buon vivere'.
Dobbiamo ridere di noi stessi, pensare alla salute del corpo,
alla bellezza, dobbiamo essere trandy, cool, in, giovanili,
dobbiamo apparire soddisfatti, arrivati, geniali, pratici e
se ci tocca un minimo di 'guaio' dell'anima, pensare mille
volte prima di condividerlo, per non incorrere in ulteriori
delusioni, ulteriori incomprensioni e deserti affettivi.

Ecco che allora al contrario sarebbe assolutamente
necessario non soltanto rivolgersi ai sanitari per le cure
farmacologiche e psico terapeutiche, ma cercare e
trovare le voci e i volti di coloro che sanno ascoltare,
non smettere mai di chiedere aiuto a chi già ci sia
passato e a chi pur non conoscendola sia disposto,
in collaborazione, a darle battaglia.

Per questo sono d'accordo con questo tuo intervento,
che apre, espone, sfonda un muro, crea domande e
spinge a delle risposte, non necessariamente dotte e
specifiche, ma di cuore, d'anima, di partecipazione,
d'amicizia e d'esperienza più o meno diretta. Perchè
questa 'nemica' non guarda in faccia a nessuno, è
sempre lì, in agguato, per aggredire nel momento
più impensabile e nel modo più subdolo.

ciao

Kuriosa
14-03-09, 09:14
Ciao Cristina,
il tuo intervento legge la faccia della medaglia più fashion della nostra età: l'essere 'giovanilisti'. A tutti ii costi.
Non credo proprio che si debba trascurare quest'aspetto, tuttavia è un po' come rincorrere qualcosa che sfugge e che non si raggiungerà mai.
Non sono pessimista, sono 'possibilista': il che apre una porta a qualsiasi (eventuale) rinnovamento.
Ma so che in farmacia vi sono molte persone in coda con la ricetta dell'antidepressivo....
Allora è bene guardarsi dentro e ripondersi: qual'è la realtà? Perchè è nella 'realtà' che dobbiamo vivere, anche se con le scarpe glam e griffatissime...
Ultimamente in coda dal farmacista mi ci sono messa anch'io e dunque ho proposto un argomento che, in un forum di 'persone grandi' dovrebbe avere riscontro oggettivo.
Grazie e ciao.

gabrielle
14-03-09, 09:28
Ciao Kuriosa, io ho una persona a me molto vicina, alla quale sono molto legata ,che ha il problema della depressione.E' seguito e prende farmaci che lo aiutano, ma in ultima analisi deve cercare dentro di se la risposta per uscirne, crearsi nuovi obiettivi,nuovi interessi,che diano di nuovo la gioia di vivere ,di andare avanti,buttandosi alle spalle il passato, cominciando una nuova fase di vita.I farmaci aiutano,ma non bastano e io posso stargli vicino soltanto ascoltandolo.Un caro saluto Gabrielle

Maria Bertuzzo
14-03-09, 15:41
era tempo che pensavo di inserire questo argomento e stavo aspettando il momento opportuno ed ecco Kuriosa l'hai fatto anche per me.
Tempo fa ci sono andata molto vicino poi sono stata chiamata dalle maestre di scuola materna di mio figlio che mi hanno mostrato i suoi disegni, angoscianti, colori scuri, lui che aveva sempre disegnato cose belle, in quel momento è scattata la molla che, per fortuna, mi ha fatto riflettere e per lui sono ritornata ad essere la mamma serena che lui voleva e lui ai suoi bei disegni colorati nel modo che a me piaceva.
Però ho intorno a me amici che soffrono di questa malattia e che prendono questi benedetti farmaci, addirittura ne ho uno che si è fatto delle ricette false e usa queste per procurarseli. Questo amico in particolare, mi racconta cose, sono sempre le stesse, a volte per ore, io ascolto lo lascio parlare e non so cosa fare, poi se viene qui (è il mio tecnico personale del pc) magari gli faccio una camomilla, lui qui sta bene si può sfogare, mi racconta della moglie e quando va via è tranquillo (me lo dice lui), la moglie che è anche una mia carissima amica fa altrettanto e io in mezzo a loro sento la storia di uno e sento la storia dell'altro e non so che fare...questo è solo un esempio. Tra di loro non si aiutano per niente, non capisco, proprio non cercano di farlo...
A questo punto come ci si deve comportare? Un po' consolo uno, un po' l'altro ma più di così...lei poi ha anche un altro problema che magari affronteremo in un secondo tempo. Se qualcuno ha dei consigli li accetto molto volentieri.
Credo che l'aver cominciato a parlare di questa cosa si utile un po' a tutti a chi ha il problema e a chi sta con chi ce l'ha.
Per il momento mi fermo qui...:(
Maria

vitalba paesano
15-03-09, 10:18
Carissimi, l'argomento sicuramente è impegnativo e forse addirittura drammatico. Prometto di inserire nell'area editoriale qualche testo di tipo scientifico, ma sono convinta che lo scambio di esperienze e l'empatia che può scaturire anche da questo spazio siano già di aiuto. Ci vuole poi la competenza degli esperti, ma per questo vi rimando all'area wellness, anche in giornata. saluti cari a tutti. vp

Cristina Ricchetti
15-03-09, 11:23
Carissima, penso spesso a quanto da te scritto e avrei tanto,
molto da dire in proposito, non di scientifico o medico, avrei
solo da dire riguardo me stessa e un mondo di vite a noi
attorno ai limiti di tale situazione e spesso neppure consapevoli.
Un mondo di potenziali ed effettivi depressi che neppure si
rendono conto di esserlo e tirano avanti con tutti i rischi che
una depressione non 'attaccata e abbattuta' potrebbero o già
hanno invaso la loro vita tutta.
Hai scritto di essere anche tu in coda dal farmacista, va bene,
e poi ? Parliamone, confrontiamoci, aiutiamoci se possibile,
stringiamoci virtualmente, per ora, per capire, per aggredire,
senza tanti se e ma, senza quella pietà che al medico fa
imputridire la piaga.......... ti abbraccio (se mi permetti)
cristina
(io mi chiamo cristina e tu ?)

Kuriosa
15-03-09, 16:19
.... quelli che sono accorsi in mio sostegno, un grazie di cuore! :)
Intanto mi chiamo Gigliola.
Parto dal presupposto che la mia depressione è scaturita da 'un evento' che, in pratica, non dovrebbe essere una malattia, bensì un disturbo dell'umore dovuto a un fatto straordinario e particolarmente negativo.
Il supporto medico c'è, ma è di natura farmacologica. Ovviamente, per chi mi suggerisce di cercare interessi, svaghi, ecc., vorrei educatamente rispondere che se io fossi 'in grado' di fare ciò non sarei depressa. Il primo sintomo di tale stato patologico è la 'non voglia' di fare alcunchè, non provare interesse per alcunchè.
E', per esempio, leggere (ho 'bevuto' carta a tonnellate) e non capire ciò che leggo perchè la mente non si concentra lì. In pratica, persino le cose che piacevano diventano del tutto inutili.
Quanto a quell'amico che si procura i farmaci da sè, non capisco: il medico di base li prescrive e sono a carico del SSN, dunque...

Ma la ma domanda iniziale, pur conoscendo camionate di letteratura in merito alla depressione, era questa: ritenete che, oltre una certa età, la depressione diventi pressochè cronica? Evento o meno, non è l'età medesima a influenzare la nostra psiche già in parte inquinata da eccessivi dispiaceri? Intendo dire con ciò che, guardando il futuro ove ci attende solo l'usura della nostra fisicità, acciacchi quando non malattie serie, cioè il declino inesorabile... possiamo, ove già problematici, risollevarci?

Vi ringrazio molto per l'attenzione con un saluto cordiale a tutti voi che gentilmente m'avere risposto.
Gigliola

vitalba paesano
15-03-09, 17:35
Cara Gigliola (posso sperare che vorrai cambiare il tuo nome di iscrizione, usando quello di battesimo che è molto dolce e coinvolgente?), leggendo il tuo ultimo intervento e in qualche modo condividendo le difficoltà di chi è depresso a cambiare i propri comportamenti, mi permetto di ricordarti una massima che è antica quanto il mondo e che, quindi, non ha età: mens sana in corpore sano. E' una grande verità. Anche quando si è depressi bisogna partire da ciò che è basic, quindi:

obbligarsi a ritmi e orari sani: non si saltano i pasti, ci si alza la mattina a ora ragionevole, costi quel che costi
nutrirsi bene, con cibi sani, possibilmente che piacciano
dormire un numero di ore consono (il che significa seguire procedure rilassanti prima di addormentarsi, farsi aiutare da tisane e altro per assicurarsi il riposo)
tenere una rigida e ferrea toelette mattutina: fare la tinta ai capelli con maggiore frequenza, profumarsi dopo la doccia, truccarsi con cura come se si andasse a un grande appuntamento (con se stessi, diamine)
Queste regole assolutamente esterne, quindi applicabili senza decisioni e problematicità interiori, assicurano un aspetto gradevole a sè e agli altri, generano una maggiore autostima, sono l'inizio di qualunque cura.
Per questo non c'è età, anzi, sono proprio gli over che se mantenuti e curati al top rappresentano per i più giovani un esempio e un punto saldo. Quindi... se vuoi, comincia da qui. E aspettiamo di sentirti dire: l'ho fatto e sto meglio. Forza! vp

BRUJITA
15-03-09, 19:08
Ciao curiosa, ho potuto collegarmi solo ora...ho letto cio' che scrivi sul tuo problema" la depressione".
Il male "non male" che opprime tanta...troppa gente, particolarmente le donne!
Non a caso faccio questa citazione, ho sofferto per anni di depressione e sò, purtroppo, cosa significa ma, non è assolutamente vero che non se ne può uscire!
La depressione che avviene a causa di una "perdita" luttuosa o di separazione dal proprio compagno/a la può curare solo il tempo sono le conseguenze di questo male interiore, che registrate dal cervello, possono permanere anke per anni...ovviamente dipende tutto da noi stessi....per tanti, troppi anni ci si "incanala" in situazioni schematiche e "standardizzate", dalle quali siamo erroneamente convinti che non se ne può uscire...poi il "mal d'animo" arriva...per farci capire che non dobbiamo perdere la chance di rimetterci in discussione, relazionarci con il nostro prossimo, imparare ad amarci, accettarci per quello che siamo e....CAMBIARE per poter vivere e non sopravvivere!
La mia tesina per il diploma di riflessologia plantare non a caso è stata : Ansia e depressione reattiva"....ho scoperto un "mondo nuovo e bello" che mi ha insegnato a godere della vita ed aiutare altre persone meno fortunate di me. Un abbraccio ed a presto risentirci. Brujta:)

Adriana Peratici
15-03-09, 20:26
Io per mia fortuna non soffro di depressione. Ho rispetto e compassione per chi ne soffre ! Però lasciate che mi sfoghi! Quando una persona sana, piena di vita, si ammala, e sa che dovrà cambiare il ritmo della sua vita, con la prospettiva che forse andrà verso un'invalidità, come si dovrebbe comportare?. La botta è grossa, ti pesa come un macigno, ma poi lentamente metabolizzi e impari a conviverci. Ci sono giornate buone, dove ti sembra che sia tutto un sogno, e giornate in cui vedi tutto nero. Però la vita va avanti! Certo non è rifugiandosi in casa, su di una poltrona, davanti ad un telecomando, che si può vivere! Bisogna alzarsi, vestirsi, possibilmente truccarsi, e vedere gente. E, ricordatevi, anche le amiche più care si stancano di sentire che va male ecc..., poi, vi abbandonano. Se ti chiedono come stai, bisogna sempre rispondere che va meglio grazie, e cambiare argomento, magari interessandosi dei loro guai che sono una semplice influenza. Solo così avranno il piacere della tua compagnia. E io credo che si possa stare meglio solo in compagnia di tanta gente! Il gioco della carta ad esempio non fa pensare ai propri guai! Un saluto caro a tutti Adriana

Maria Bertuzzo
16-03-09, 12:42
Cara Gigliola l'amico che citi, il mio amico, lo fa perchè dal medico non ci vuole più andare e inoltre perchè, prendendo questi farmaci in farmacia con ricetta a carico delle strutture sanitarie, vengono registrate automaticamente sul tuo curriculum sanitario e ti può essere ritirata la patente, non so se tutti sono al corrente di questo ma chi usa questi farmaci non potrebbe guidare quindi...lui per evitarlo se le paga di tasca propria.
Comunque voglio dirti che hai tutta la mia comprensione e mi dispiace molto per il tuo problema però una piccola spinta deve partire da te stessa, comincia veramente a seguire i consigli di Vitalba che sono
semplici ma molto utili. Un abbraccio.
Maria

PS per Adriana: mi ha colpito il tuo intervento, hai tutta la mia ammirazione!

Cristina Ricchetti
16-03-09, 13:15
Carissima Gigliola, entro per un momento nella sezione
che hai aperto, pur non avendo oggi, mannaggia, tempo
a disposizione sufficiente, hai scritto cose verissime,
la vecchiaia, i dispiaceri, i guai debilitanti sono e saranno
le certezze del percorso inesorabile della vita, esserne
coscienti è già qualcosa, nessuno al mondo ha potuto
sottrarsi a tale percorso, nè il più misero nè il più ricco e
potente. Ma è certo che stare male ancora prima che tutto
si compia, stare male solo al pensiero del domani tutto in
salita non paga la nostra intelligenza, e purtroppo, è un
piccolo schiaffo a quel mondo vasto dove la vita media è
estremamente inferiore alla nostra e dove la stessa gioventù
ha già le caratteristiche debilitanti della nostra quarta età.

Detto questo conosco perfettamente i sintomi tragici di questo
male, il disinteresse, l'assenza mentale, il vuoto, la nausea
anche per ciò che prima ti soddisfaceva ..... ecco che diventa
LEGGE per se stessi, imperativo categorico, dare un TAGLIO
netto, SVOLTARE, in qualche modo stravolgere le proprie
abitudini, scavare in noi per recuperare il nuovo, il diverso che
ci può salvare e RINASCERE, chiudere per riaprire, CAMBIARE
........ e il fine in questo caso, giustifica i mezzi ........

ti abbraccio e ti saluto, per ora
cristina

vitalba paesano
16-03-09, 15:02
Il racconto di Adriana, le considerazioni di Cristina e via via tutto quello che con molto rispetto e quasi in punta di piedi sta venendo fuori da questi messaggi testimoniano una umanità autentica e attenta. Una lettura utile, per depressi e non. Grazie.vp

Matteo Bertili
16-03-09, 15:27
L'argomento è davvero importante e merita una riflessione personale. Ho un amico che ha un figlio ultraquarantenne che, perso un lavoro intellettuale che faceva da tempo, per colpa della crisi, da un paio d'anni praticamente vive in casa, in una sorta di volontaria clausura: musica e computer, Internet e qualche sigaretta, mangia poco, veste quasi niente, ha ridotto esigenze e consumi. Non ha moglie, non ha compagna, ha certamente una grossa depressione che lui finge di non avere, quasi dovesse essere lei ad arrendersi per prima. Niente medici, niente cure. E la sofferenza accompagna anche il padre quasi settantenne che non sa più che dire e fare. Alla fine è il padre che si fa curare da uno psicologo per reggere la situazione. Ecco, io penso di intervenire, presto ormai, per evitare che la situazione si cristallizzi, la depressione cronicizzi, la cura e la vita vadano altrove. Ho sentito per radio di recente di giovani ragazzi giapponesi che si sono isolati dal mondo e vivono nel segreto delle loro case, accuditi da madri sgomente. Questi giovani hanno ormai un nome, perchè il fenomeno è diventato sociale. Ne ricavo una riflessione da uomo pragmatico. Risolvere subito, intervenire immediatamente prima che il dolore e la malattia diventino compagni di vita. Perdonate lo sfogo, ma rinunciare a vivere mi pare un delitto. Matteo

ELISABETTA RUFFO
19-03-09, 15:13
ciao a tutti Voi,
pensare,parlare o scrivere sulla depressione è molto difficile....sopratutto per chi come me ne soffre e la combatte con farmaci e con la forza poca o tanta che mi è rimasta dentro.nel mio caso i troppi dispiaceri inflitti dalle persone che avevo vicino, da quella che ho amato da 33 anni e che ad un certo punto ho scoperto che non era la persona che credevo, poco a poco mi ha portato solo a desiderare il mio annullamento totale.
psicologo = soldi buttati non è servito a nulla, fin che da sola ho capito che dovevo reagire, combattere non per gli altri ma solo per me.ora non so se sono a buon punto ma chi mi ha fatto del male non ci riuscirà più:io al contrario di altri lo stare in mezzo alla gente mi faceva sentire a disagio ora me ne frego.
fatevi sentire.
ciao!!!

gabrielle
19-03-09, 16:27
E' una testimonianza molto coinvolgente le tua .Ti mando un abbraccio (se mi posso permettere).Continua così, con la forza che hai trovato dentro di te.Gabrielle

Emy Moretta
19-03-09, 19:22
Ciao Elisabetta, ricordati che non sei sola e anch'io ti invio un abbraccio, è virtuale ma dato col cuore. Emy

vitalba paesano
19-03-09, 19:33
ciao a tutti Voi,
pensare,parlare o scrivere sulla depressione è molto difficile....sopratutto per chi come me ne soffre e la combatte con farmaci e con la forza poca o tanta che mi è rimasta dentro.nel mio caso i troppi dispiaceri inflitti dalle persone che avevo vicino, da quella che ho amato da 33 anni e che ad un certo punto ho scoperto che non era la persona che credevo, poco a poco mi ha portato solo a desiderare il mio annullamento totale.
psicologo = soldi buttati non è servito a nulla, fin che da sola ho capito che dovevo reagire, combattere non per gli altri ma solo per me.ora non so se sono a buon punto ma chi mi ha fatto del male non ci riuscirà più:io al contrario di altri lo stare in mezzo alla gente mi faceva sentire a disagio ora me ne frego.
fatevi sentire.
ciao!!!
un abbraccio affettuoso anche da parte mia e grazie per aver voluto confidare agli amici di grey panthers la tua lotta quotidiana. vp

Cristina Ricchetti
19-03-09, 21:20
Carissima Elisabetta,
avere scritto quel tuo messaggio, esserti svelata a noi che
come te viviamo quotidianamente direttamente o meno
le conseguenze della depressione, è già una dimostrazione
di superamento o comunque di esserne sulla strada,
grazie veramente e quel....me ne frego.....può già essere
una chiave d'uscita.
Un abbraccio da una amica, se vuoi
cristina

Kuriosa
24-03-09, 00:03
... a tutte le persone che hanno voluto apportare consigli ed esperienze sulla depressione: il mal sottile, il male del secolo...
Rispondo con ritardo perchè nei giorni più duri nemmeno il computer riesce a darmi sollievo o desiderio di agire, di 'fare', di smuovermi.
La psicoterapia è davvero inutile (a mio parere). Pagare una persona che ti ascolta per professione e poi ti consiglia ne più e nè meno come potrebbe fare un'amica. Anzi l'amica vera si interessa davvero al problema e ti ascolta con interesse.
Gli psicofarmaci sono utili in quanto serotoninergici, per la regolazione della sostanza che incide sull'umore e lo stato d'animo. Ne sto facendo uso ma sono un semplice 'sostegno'.
Il reagire è l'unica vera strategia, tuttavia solo chi ha avuto l'esperienza sa quanto sia difficile (quando non impossibile) 'obbligarsi' a relazionarsi con gli altri, a distogliere il pensiero, ad evitare certe ossessioni che ti hanno dilaniato dentro.
Continuerò a leggere con interesse ogni Vostra esperienza e a cercare dentro me stessa le risorse per uscire da questa abulìa permanente che non è solo scomoda, ma è una spina nel cuore che mi fa provare un dolore fisico.
Unn saluto cordiale a tutti voi, con gratitudine.

Elena Pozzi
24-03-09, 12:08
Non so quanto questo articolo possa servire o contribuire alla problematica della depressione..
Lavoro in Statale e, sul portale dell'Universitò, ho letto questo articolo che ho pensato di condividere con voi..
Ciao! elena

Una pila per curare la depressione

Le forme gravi e farmaco-resistenti di depressione si possono curare con una stimolazione elettrica leggera, alimentata da una pila.

È quanto emerge da uno studio condotto dal Centro Clinico per la Neurostimolazione del Policlinico Mangiagalli e Regina Elena diretto dal professor Alberto Priori dell’Università di Milano, pubblicato il 17 marzo sulla rivista scientifica internazionale Journal of Affective Disorders.

Già nel 1998 il professor Priori aveva descritto una metodica di modulazione non invasiva dell’attività cerebrale denominata Stimolazione transcranica con correnti dirette (transcranial Direct Current Stimulation – tDCS).

La tDCS non ha nulla a che vedere con l’elettroshock, ma si tratta dell’applicazione di due elettrodi sulla cute del cranio collegati a un dispositivo simile a una pila che rilascia una corrente continua di bassa intensità (1-2 mA) per alcuni minuti.

Nei 15 pazienti che hanno preso parte al protocollo sono state osservate durante la stimolazione (due volte al giorno per cinque giorni) modificazioni funzionali cerebrali che persistono anche per ore dopo l’interruzione della corrente, senza che il soggetto abbia percepito alcuna sensazione.

La stimolazione transcranica potrebbe essere una possibile via di cura per quei pazienti – circa il 30% dei 5 milioni di italiani malati di depressione - colpiti da forme molto gravi della malattia, ma che non rispondono ai farmaci antidepressivi e rappresentano una popolazione di difficile gestione, con un elevato rischio suicidario e un alto costo sociale.

“Questa metodica – spiega la dottoressa Roberta Ferrucci del Centro per la Neurostimolazione – seppur ancora sperimentale, vista la sua semplicità ed efficacia, potrebbe essere utilizzata nel prossimo futuro come terapia coadiuvante nella depressione grave in ambiente ospedaliero o ambulatoriale”.

La tDCS potrà avere anche delle ricadute pratiche sui costi del servizio sanitario nazionale, perché come sottolinea il professor Carlo Altamura, direttore di Psichiatria al Policlinico: “Le forme depressive farmaco-resistenti sono quei casi in cui si sono registrati almeno tre tentativi consecutivi falliti di trattamento con farmaci differenti e la loro gestione clinica è spesso complessa e necessità di un’assistenza da parte di équipe specializzate in ambienti ospedalieri”.

“Se gli effetti della tDCS saranno confermati in un’ampia casistica di casi – conclude il professor Altamura – tale metodica può rappresentare un grande progresso nella cura di quei malati duramente colpiti dalla malattia e che spesso, a buon diritto, rifiutano gli attuali trattamenti disponibili perche troppo invasivi e traumatici”.

Allo studio ha partecipato anche l’équipe medica della Clinica Villa Santa Chiara di Verona, coordinata dal dottor Marco Bortolomasi.

violetta2004
25-03-09, 15:20
In autunno e in inverno le giornate si accorciano, fa brutto tempo e quindi durante il giorno c'è meno luce.Questo fenomeno si ripercuote sul fisico e sulla mente: è la cosiddetta depressione stagionale, che implica malinconia, mancanza di energia e voglia di cibi dolci.
Per lottare contro questo effetto, anche se hai molti impegni cerca di stare il più possibile all'aria aperta:
-Cammina ogni giorno. Per andare al lavoro o a fare la spesa, lascia a casa la macchina. Prenderai un po' aria, brucerai calorie e ti rilasserai.
-Pic-nic improvvisati. Certe giornate autunnali sono più belle di quelle estive! Approfittane per fare un pic-nic all'aria aperta, e goditi il sole! Non bisogna avere ore e ore a disposizione, puoi anche andare al parco durante la pausa pranzo!
-Giochi all'aria aperta. Fa freddo? Non importa! Copriti bene e vai con i bambini o con il tuo uomo in campagna o in riva al mare. A piedi, in bici, con i pattini: sfogati!

Quando fa freddo si sta più tempo in casa. Per evitare di deprimere, bisogna creare in casa degli spazi confortevoli in cui hai voglia di stare.
Pensa agli oggetti che adoravi durante l'infanzia e adattali al tuo nuovo stile di vita:
-i cuscini: oltre al piacere estetico dei motivi e dei colori, addolciscono le linee di divani e poltrone e invitano a rilassarsi.
-le candele: profumate in funzione dei tuoi gusti, creano una certa spiritualità e un'atmosfera calorosa e rilassante.
-le fotografie: appendi ai muri le foto dei momenti più belli e delle persone più care. Guardandole ti sentirai più serena.
-una coperta: tieni a portata di mano una coperta in cui avvolgerti mentre leggi o guardi la TV.
-le lampade: scegli un'illuminazione intima che addolcisce gli angoli della stanza e crea un'atmosfera più intima.
-le piante: la loro presenza rende immediatamente la stanza più calorosa e luminosa

Kuriosa
27-03-09, 02:16
Mi dichiaro d'accordo con te. Teorie ufficiali o ufficiose, opinioni standardizzate... ok, tutto assimilabile nell'ambito delllo 'status' riconosciuto.
Purtroppo, nè il supporto medico-scientifico nè la letteratura in materia può incanalare la problematica in senso oggettivo.
Più avanti spiegherò qual è l'evento che m'ha procurato la 'patologia' che, doverosamente, deve sempre essere distinta dalla fonte da cui proviene.
Depressione congenita? Da evento casuale? Da eventi sovrapposti?
Da familiarità? Da genetica?
Ecco... tutto da scoprire.
Io posso dire la mia (che vale, ovvio, solo per me).
Un evento specifico, traumatizzante, dovuto alla web-comunicazione, forse per impreparazione mia nell'accostamento a tale tipo di rapporto... forse per inadeguatezza ai tempi...
Sta di fatto che la mia destabilizzaziome ha avuto - da lì - l'avvio alla... delusione oltre la normo-consuetudine.
Mai sentito parlare di web-collezionismo?
Ok, anche per noi, della terza età, tutto è possibile.... in particolare nel campo sentimentale: perchè il tempo lascia segni sulla pelle, l'usura degli organi, ma il cuore, finchè pulsa, è vivo, vegeto e ... reattivo!
E, di questo, se vorrete, ne parleremo in termini reali, al di là delle considerazioni antiche e superate.
I tempi cambiano e ancora non sappiamo se siamo noi a subire le vorticose metamorfosi o se siamo noi stessi a... produrle.
Ma il cuore è pur sempre la fonte dell'amore. Sempre, garantito! :)

Maria Bertuzzo
27-03-09, 08:35
Proprio il tuo problema potrebbe essere d'aiuto a chi, magari, sta per cadere nella trappola...coraggio farà bene a te e, chissà, potrebbe aiutare
altre...o anche altri, perchè no!

Maria Bertuzzo
30-03-09, 13:06
Il collezionista l'abbiamo messo in un'altra sezione, lasciamolo da parte un momento e parliamo di guarigione:

noi amici possiamo solo essere un contorno, dare pareri, ma per uscire veramente dalla depressione ci vogliono dei professionisti veri, seri, che sappiano fare il loro lavoro e da parte della persona interessata ci vuole la volontà di guarire...cominciamo con un piccolo sforzo...
Sicuramente ci sarà qualcuno nel forum che saprà dare indirizzi e indicazioni in questo senso.

Cristina Ricchetti
30-03-09, 22:08
Mi dichiaro d'accordo con te. Teorie ufficiali o ufficiose, opinioni standardizzate... ok, tutto assimilabile nell'ambito delllo 'status' riconosciuto.
Purtroppo, nè il supporto medico-scientifico nè la letteratura in materia può incanalare la problematica in senso oggettivo.
Più avanti spiegherò qual è l'evento che m'ha procurato la 'patologia' che, doverosamente, deve sempre essere distinta dalla fonte da cui proviene.
Depressione congenita? Da evento casuale? Da eventi sovrapposti?
Da familiarità? Da genetica?
Ecco... tutto da scoprire.
Io posso dire la mia (che vale, ovvio, solo per me).
Un evento specifico, traumatizzante, dovuto alla web-comunicazione, forse per impreparazione mia nell'accostamento a tale tipo di rapporto... forse per inadeguatezza ai tempi...
Sta di fatto che la mia destabilizzaziome ha avuto - da lì - l'avvio alla... delusione oltre la normo-consuetudine.
Mai sentito parlare di web-collezionismo?
Ok, anche per noi, della terza età, tutto è possibile.... in particolare nel campo sentimentale: perchè il tempo lascia segni sulla pelle, l'usura degli organi, ma il cuore, finchè pulsa, è vivo, vegeto e ... reattivo!
E, di questo, se vorrete, ne parleremo in termini reali, al di là delle considerazioni antiche e superate.
I tempi cambiano e ancora non sappiamo se siamo noi a subire le vorticose metamorfosi o se siamo noi stessi a... produrle.
Ma il cuore è pur sempre la fonte dell'amore. Sempre, garantito! :)

Gigliola hai scritto di ferite d'amore, di cuore, anche per noi della
terza età ed hai scritto bene, soprattutto direi per noi donne oltre
la soglia dei cinquanta. Le 'considerazioni antiche e superate', forse
lo sono solo per noi che di amore vorremmo ancora nutrirci e ancora
più di prima vorremmo crogiolarci ed immergerci. Perchè noi
sappiamo quanto possiamo ancora provare, quanto entusiasmo possa
ancora rinascere e quanto importante sia oggi, più di ieri, amare
ed essere riamate....in quella età in cui la madre o la nonna che può
essere in noi sembrerebbe così incompatibile con l'amante e
l'innamorata pronta a rivivere. E' questo un argomento serio, molto
più importante di quanto si pensi e di portata molto più vasta di quanto,
timidamente, possa apparire, dalla poca letteratura a riguardo.

cristina

Kuriosa
31-03-09, 23:41
Sì, è esattamente come tu dici. La nostra età, over 50/60, non può inibirci nei sentimenti che sono quelli di sempre, quelli del nostro DNA e, dunque, del tutto naturali. Assolutamente.
I preconcetti di un tempo (fino a circa 40 anni fa), volevano la donna 'finita' a 40-45 anni: vecchia, da vestire con l'abito lungo e nero, da relegare al ruolo di massaia consunta, schiava della casa e 'serva' della famiglia e zero in quanto a femminilità... esaurita, del tutto, come donna...
I tempi sono cambiati: noi vogliamo stare al passo in quanto, avendo preso coscienza della vita comunque attiva e comunque partecipe, possiamo 'raggrupparci' nel nostro mondo - come dire - di 'grey panthers', ma ciò non significa nè emarginazione nè esclusione da qualsiasi fattore vitale.
Noi siamo donne-uomini che 'conservano' i sentimenti di sempre (peraltro 'ratificati' dalla natura) e che dobbiamo estrinsecare ... senza inibizioni! :eek:
La 'vita è adesso'.... ok?
Ciao cara Cristina, grazie per il tuo riscontro-confronto. :):):)

Kuriosa
01-04-09, 00:18
A te un ringraziamento particolare: per la tua amicizia veramente grandiosa, donata senza riserva, con altruismo e ampia generosità.
Non dimenticherò mai la tua sensibilità e la tua umanità. :):):)

Maria Bertuzzo
02-04-09, 21:44
se proprio vuoi farmi un favore, togli quel pulcino e metti un bel cigno magari o un giglio come il tuo nome o ancora meglio una tua fotografia...:)