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Visualizza la versione completa : Pensionati. i giornalisti protestano



vitalba paesano
18-06-09, 10:49
Sappiamo che questo spazio serve per alimentare il dibattito sui temi del lavoro (per chi lavora) e della pensione (per chi ci si approssima o c'è già arrivato). E sul trattamento fisclae dei pensionati c'è certo molto da dire. Incominciano i giornalisti, ma sicuramente altri seguiranno. Ecco quanto riceviamo e volentieri pubblichiamo. Siete invitati a dire la vostra. vp


PENSIONATI OGGI E DOMANI

La tornata elettorale si è conclusa. I problemi però non si sono esauriti. E attendiamo una qualche diatriba tra “i settori parlato e scritto”. I pensionati però sono sempre in attesa di soluzioni, anche “avanzate”, ai loro problemi. Giustamente cominciano le prime proteste: vogliamo renderci utili, non vegetare; migliorare le pensioni. Ribadiamo.
Il pensionato che ha superato una “certa età” ha problemi e necessità diversi da altre categorie di lavoratori. Spesso assistenza domiciliare continua, assistenza sanitaria più frequente, con spese più onerose. E’ giusto levargli fino al 40% della pensione con cui tenta di sopravvivere? Perché tassare così pesantemente le pensioni?
Il pensionato paga le tasse più di tre volte: durante tutto il periodo lavorativo (contributi inclusi); al momento di andare in quiescenza, e ancora nell’assegno pensionistico.
Altra questione è la perdita del valore delle pensioni, nonché delle “reversibilità” sui cui la scure normativa si abbatte pesantemente e che riduce il reddito fino a circa un quarto dell’assegno percepito dal defunto coniuge; un’erosione socialmente iniqua che penalizza il superstite e premia chi nella vita non ha mai pensato al futuro previdenziale.
Senza dimenticare che chi ha versato contributi ha già dato una mano essenziale alla Società e al Paese.

Allora:
1) la perdita di valore delle pensioni deve essere tutelato dallo Stato con le quote Istat;
2) Il pensionato deve partecipare in maniera attiva allo sviluppo sociale e godere di una minore fiscalità;
3) La tassazione deve essere una, certa, e aderente alla fascia d’età;
4) Prevedere un fondo per intervenire nella non autosufficienza.

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 30 del 13 gennaio 2004, ha ritenuto che il rispetto dei principi di sufficienza ed adeguatezza delle pensioni impone l’individuazione di un meccanismo in grado di assicurare “un reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza” alle variazioni del costo della vita. Quella sentenza è rimasta inascoltata. “In Germania, come scrive Lisa Batoli (Cgil - Spi), i redditi da pensione sono sottoposti a tassazione solo per una quota pari al 27 per cento. In Francia, ai contribuenti che hanno superato i 65 anni di età viene concessa una deduzione dal reddito imponibile il cui importo dipende dal livello del reddito e che viene raddoppiata nel caso di soggetti invalidi a carico. In Spagna, l’agevolazione, per i contribuenti sopra i 65 anni, assume la forma di una detrazione d’imposta di importo fisso e non soggetta a limiti di reddito. Nel Regno Unito, invece, sono previste sia una deduzione che una detrazione. Nel primo caso, l’agevolazione consiste nell’elevare la deduzione di base, spettante a tutti i contribuenti, considerando due fasce di età: i contribuenti tra i 65 e i 75 anni e quelli di età superiore ai 75 anni”. E in Italia?

Personalmente aggiungo e ritengo che è opportuna una riforma pensionistica, ma è giustamente inderogabile l’innalzamento dell’età pensionabile.



Maurizio Andriolo

Attilio A. Romita
18-06-09, 17:40
Prima che qualcuno mi accusi di "conflitto di interessi", premetto che sono Pensionato ed ho 71 anni.
Sul Sistema Pensionistico Italiano è stato detto tutto ed il contrario di tutto, ma sicuramente dobbiamo accettare il fatto che il bilancio economico semplice (entrate/uscite) è nettamente in negativo e ...qualcosa occorre fare.
Il primo problema, fortunatamente per me ed i miei coevi (la parola coetanei è per i giovani), la vita si è allungata e la qualità della vita, come il vino, migliora col tempo.
Il secondo problema è la tecnica di "non accumulo" usata dagli enti pensionistici e che valeva quando la vita era corta ed i bambini più degli anziani.
Per l'età pensionabile io non ho dubbi, la liberezzerei: chi vuole può continuare a lavorare fino a 100 anni se l'azienda per cui lavora è d'accordo. Con opportuni aggiornamenti fiscali molte aziende sarebbero d'accordo.
Per la fiscalità decrescente con l'età, non è possibile non essere d'accordo e sarebbe interessante se qualche statistico facesse qualche conto su i costi veri per lo Stato. Per esempio si potrebbe vedere quale è il saldo di nessun adeguamento della pensiaone al costo della vita e diminuzione, anno per anno, del carico fiscale di una percentuale pari al costo della vita.
Purtroppo siamo nel periodo delle vacche magre ed anche una lira di costo in più è pesantissima, ma nel frattempo fare qualche giochetto matematico costa quasi niente.:):)