Buon giorno, oggi voglio inviarvi una parte del mio diario di bordo, ultima parte, della navigazione con la mia barca da Les Sables d'olonne a Napoli. Forse vi chiederete perchè inizio dall'ultima pagine del mio diario di bordo: perchè non vedo nel forum molti appassionati di navigazione, quindi non vorrei annoiarvi. Se, invece, vi piace leggere questi argomenti fatelemelo spaere e mi piacerà pubblicarli.

23/03/2010 Martedi- Da Maddalena ad Ischia Mg 210 arrivo 24/03/10 Mercoledi
Ebbene le duemila miglia necessarie per circumnavigare la penisola Iberica ed il Mediterraneo occidentale sono dietro la poppa del nostro catamarano le vele ed i motori che hanno girato per complessive duecentoottanta ore possono concedersi un meritato riposo.
Possiamo essere certamente soddisfatti della barca, battezzata da quaranta nodi di vento in poppa del Golfo di Biscaglia, venti nodi al traverso-lasco lungo la costa del Portogallo con soste a Nazarè e Cascais; venticinque nodi in poppa dal capo Sao Vicente fino a Gibilterra; i faticosi capo de Gata e punta Palo con vento in prua di circa venticinque nodi ed onda formata, la volata che ci ha consentito di superare le isole Baleari dopo lo stretto passaggio tra Ibiza e Formentera che ci ha lasciato qualche minuto in apnea, la traversata del golfo del Leone da Mahon a Santa Teresa con nebbia ed umidità molto fastidiosa e la piatta navigazione per Ischia che ci ha consentito anche di prendere la tintarella. Siamo ora a tavola da Zelluso, certamente soddisfatti ma un poco malinconici. La mente scorre le diverse tappe, i luoghi visti, i marina frequentati, tutto sommato certamente positivi. Servizi efficienti ed economici. Certo sotto questo aspetto l’Italia è stata insuperabile perché sia a S.Teresa che a Maddalena abbiamo ormeggiato gratuitamente con servizi di acqua e corrente. La Sardegna fuori dai periodi estivi è quasi irriconoscibile, certamente più accogliente ed affascinante che in estate.
Questa notte durante la guardia mi sentivo ormai a casa, scorrevano per la mente anche i dialoghi intrattenuti a bordo, le innumerevoli battute scherzose dei diversi componenti l’equipaggio:
i due fratelli Gianluca e Roberto, amici del cuore così come solo i napoletani sanno esserlo, riescono a trasmettere la certezza del loro affetto, già proprietari di un catamarano ed espertissimi di elettronica ed informatica, marinai affidabili;
Valerio, anch’egli amico di vecchia data, napoletano, esperto marinaio e fotografo, innamorato perenne. Se non ci fosse stato avremmo dovuto inventarlo, è riuscito a tenere su il morale dell’intero equipaggio;
Giovanni, Milanese, medico, parente acquisito la cui audacia rimarrà agli annali di tuttèpossibile, è salito per la prima volta su una barca e lo ha fatto per una navigazone certamente impegnativa nel suo complesso. Ha superato in modo egregio ogni situazione;
Giuseppe, mio padre, armatore del catamarano che di questo viaggio conserverà più a lungo le cicatrici avendone sostenuto le spese. La sola gioia di avere ottenuto il giocattolo desiderato per tutta la vita, con il quale spera, insieme a tutti noi, di essere felice per tanto altro tempo e di navigare per lungo e per largo il nostro Mediterraneo, gli ha fatto superare la sofferenza del costo;
MariaLuisa, professoressa di matematica e velista di lungo corso, di Milano, incontrata tramite la rivista “bolina” che ha voluto conoscerci e condividere con noi l’avventura del viaggio imbarcandosi a Malaga;
Franco, marinaio ischitano di tuttèpossibile doc che certamente con questo viaggio ha ampliato i suoi orizzonti e conoscenze, marinai si diventa con le miglia;
Antonio, skipper di tuttèpossibile doc e quando è a bordo anche del catamarano tuttèpossibile 4, anche per lui questo viaggio è stato particolarmente eccitante perché ha dovuto velocemente fare amicizia con un multiscafo conoscendone anche i suoi impianti giacché alla prima sosta in cantiere dovrà installare gruppo elettrogeno e desalinizzatore.
A tutti loro lo skipper e l’armatore rivolgono un grazie di cuore sperando di riaverli a bordo.
La malinconia che comporta il tornare alle abitudini terrestri, l’antica contraddizione dei marinai che navigano aspettando di ritornare in porto e la voglia di riprendere il largo appena ne avvistano le sue sembianze terrestri, fanno inevitabilmente tornare in mente alcune considerazioni già fatte in occasioni di precedenti navigazioni ed anche lette nei vari libri dei quali si nutre ogni appassionato del mare.
Il grande obiettivo è arrivare; navigare velocemente è molto meno importante, ma naturalmente non si resiste alla voglia di farlo ( Sir Francis Chichester).
Il mare ti consente di vivere il presente senza sacrificarlo al futuro. Dipartite ed arrivi reiterati e mai uguali. Per godere bisogna saper viaggiare non per arrivare ma per viaggiare. Arrivare il più tardi possibile, per non arrivare possibilmente mai- Andare per mare è un lusso impagabile: mentre si naviga la sensazione è quella di non essere in nessun luogo, si è e basta. La ricchezza della vita è racchiusa nel momento presente.
Sembra una vita da quando siamo partiti dal Les Sables, in nessun altro luogo come il mare, le ore, i giorni, il tempo svaniscono velocemente nel passato. Sembrano scadere di poppa con altrettanta facilità delle leggere bollicine d’aria nei mulinelli della scia della barca e con una sorta di magia vengono inghiottiti nel gran silenzio. La routine di bordo in alto mare è una gran medicina per i cuori in pena. In essa c’è salute e pace e soddisfazione per il ciclo concluso; perché ogni giorno della vita della barca sembra chiudere un cerchio all’interno dell’ampio anello dell’orizzonte marino.
Questo lungo viaggio è servito certamente per fare un collaudo esaustivo della nuova barca. Per fare con lei la necessaria amicizia che nel tempo cresce in ragione delle miglia percorse. Lo scafo galleggia e si muove, ti regala una tale varietà di emozioni ed esperienze che non si può fare a meno di amarlo.
Chiunque sia l’armatore, chiedetegli come si chiama la sua barca e forse capirete di più di quanto gli andrebbe di dirvi. Il nome delle nostre barche è “Tuttèpossibile”, Le crociere improvvisate non portano lontano. In mare anche quando si è previsto tutto, l’imprevedibile sarà sempre all’orizzonte. Levando l’ancora il marinaio prende in mano la propria esistenza per qualche giorno, mese, anno, chi lo sà? Potrà, allora, contare solo su se stesso, sulla sua calma, la sua resistenza, la sua volontà la sua intelligenza. Ne deve essere cosciente. Per apprezzare questa vita di libertà, di sfogo, di disagio, bisogna essere capaci di lasciare un grande ruolo al caso, aver fiducia nel domani ed ignorare l’angoscia.
Ora ci sembra di avere abusato abbastanza della vostra pazienza con i diversi diari di bordo e con questo ultimo capitolo concludente di questa avventura, non ci resta che augurarVi di essere al più presto a bordo con noi per condividere momenti felici della nostra e vostra vita.