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  1. #1
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    predefinito Master di primo livello o laurea specialistica?

    Ciao a tutti!

    Sono un neolaureato in psicologia (laurea triennale) con una grande passione per il giornalismo.

    In questi giorni mi sono pervenuti numerosi dubbi sul modo migliore di proseguire i miei studi.
    Infatti non riesco a decidermi se a settembre sia meglio muovermi per proseguire con una laurea specialistica (sempre in psicologia) o provare ad accedere a master universitari di primo livello in campo giornalistico. Nel secondo caso mi sembrerebbe di avere sprecato, con la discontinuità, i miei ultimi tre anni di studi.

    Avete buoni consigli da darmi?
    grazie a tutti

    Luigi

  2. #2
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    predefinito Master o laurea

    A mio avviso, ti suggerirei di conseguire una laurea specialistica. Il master lo puoi eventualmente effettuare dopo. La specialistica ti potrebbe offrire maggiori opportunità. Credo che al momento, da quello che si sente in giro, la carriera giornalistica è molto ardua per il gran numero di giovani che aspirano a divenire dei futuri Montanelli.

  3. #3
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    predefinito

    Mi permetto di aggiungere un parere, il mio, visto la lunga militanza nella professione giornalistica. Oggi, a differenza di un tempo, non basta scrivere bene o essere tendenzialmente persone curiose. Il giornalista deve avere una competenza specifica in un settore preciso: economia, politica, finanza, medicina... Ottima, dunque, la tua psicologia purchè ne salvaguardi tutta la scientifica serietà! Conviene anche in questo caso, inseguire una propria passione e "farsi le ossa" in un settore, senza troppe dispersioni. A meno di diventare come certi colleghi (soprattutto radiofonici e televisivi), capaci di raccontare per ore.... senza dire nulla di davvero importante! Rimboccati le maniche e procedi con molto impegno e serietà. Auguri. vp

  4. #4
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    predefinito Lo scandalo dei giornalisti pagati cinquanta centesimi a pezzo.

    Succede anche questo.......


    Lo scandalo dei giornalisti pagati cinquanta centesimi a pezzo. Il presidente degli editori a Firenze: «La Fieg non dà sanzioni. E poi, cos’è un pezzo?»


    La settimana scorsa a Firenze si sono dati appuntamento oltre trecento giornalisti precari, chiamati a raccolta dall'Ordine dei giornalisti e dalla Fnsi per discutere dei problemi della professione. Appuntamento clou dei due giorni la tavola rotonda «Cinquanta centesimi a pezzo: è dignità?», molto attesa anche per la presenza di Carlo Malinconico, presidente della Fieg - la Federazione italiana editori giornali - a confronto con il segretario della Fnsi Franco Siddi ed Enzo Carra, relatore della proposta di legge sull'equo compenso giornalistico. Moderatore Giancarlo Ghirra, segretario dell'Odg.
    Più di duecentocinquant'anni anni in quattro: non propriamente i protagonisti del dramma della sottoretribuzione, dato che l’età media dei discussant era 63 anni. Ma tant’è.
    Malinconico ammette subito in apertura che «il problema degli articoli pagati troppo poco sussiste: non tutti possono essere assunti all'interno di una redazione, quindi l'apporto dei collaboratori è fondamentale». E assicura che la Fieg «pensa che il compenso debba essere correttamente proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto». Sulla definizione di «proporzionato» Malinconico però non si sbilancia: «Non tutti i pezzi sono uguali, noi chiediamo di differenziare. Questo comunque non vuol dire tollerare gli abusi».
    Franco Siddi registra con soddisfazione la dichiarazione di intenti aggiungendo però che «il tempo corre e c'è esasperazione». La cosa più difficile per il sindacato, riflette, è quella di «cessare di dare l'illusione che ci sia posto per tutti». Bisogna «parlare crudo» e dire che si dovrà «ridurre il numero dei collaboratori per permettere che quelli che rimangono vengano pagati meglio. Qualcuno resterà fuori». «I pezzi pagati 2,5 euro sono uno scandalo» affonda «non permettono nemmeno di rientrarci della telefonata o del biglietto dell'autobus».
    Sull'equo compenso interviene il deputato Enzo Carra, dichiarandosi ottimista rispetto all'iter del disegno di legge: «Penso che possa essere approvato rapidamente alla Camera. In un paio di passaggi potrei chiedere l'approvazione per via legislativa in commissione Cultura. A dicembre potrebbe già passare al Senato ed essere approvato prima della fine della legislatura, anche in caso si andasse, auspicabilmente, ad elezioni anticipate». Carra definisce la proposta «tacitiana» per la sua brevità: «È basata sull'articolo 36 della Costituzione e rimanda a una corrispondenza nella retribuzione tra freelance e giornalisti con contratto di lavoro subordinato». Proprio quello, per inciso, che non va giù agli editori.
    Il moderatore ricorda che «soltanto in Italia il lavoro autonomo è pagato meno di quello subordinato». E aggiunge «Ho sentito editori che dicono "ma io ti faccio scrivere, la visibilità è la tua retribuzione"», riportando poi a Malinconico [nella foto a sinistra, durante la tavola rotonda] una domanda che gli arriva dal pubblico: «Lei accetterebbe che suo figlio prendesse due euro per un pezzo?». Lui preferisce svicolare: «Il mio figlio più giovane è laureato in giurisprudenza e sta facendo la pratica legale in uno studio a Milano: credetemi, neanche lì si scherza». Il messaggio: non mettiamo la croce solo sugli editori, i giovani sono sottopagati in tutti i settori. Ghirra obietta: «Nella nostra professione però questo assume un risvolto ancor più grave perché un giornalista sottopagato è un giornalista meno libero». Siddi annuisce: «Bisogna mettere in moto un progetto e cambiare le cose. Ci vorrà del tempo. Ma non si può tollerare che vi siano casi in cui vengono tagliati i compensi ai collaboratori ma aumentati i bonus e le gratifiche ai manager».
    Il tempo della tavola rotonda stringe, il pubblico rumoreggia. Sono tutti giornalisti e da bravi giornalisti vogliono fare domande, il moderatore è in difficoltà, poi accetta di dare spazio a tre interventi. Il primo è un rappresentante del Coordinamento giornalisti precari della Campania che in un minuto riassume i temi-chiave. «Da un nostro monitoraggio emerge che il 60% degli articoli è scritto dai collaboratori e che mediamente questi collaboratori portano a casa 300 euro al mese. Due domande a Malinconico: i 50 centesimi a pezzo del titolo di questo convegno sono dignitosi? E che sanzioni applicherà la Fieg a quei suoi iscritti che pagano così poco?».
    Malinconico risponde arroccato: «Non credo proprio che la Fieg debba dare sanzioni, noi obiettivamente non ne diamo. Dobbiamo avere un ruolo illuminato di guida». E sulla congruità del compenso si attira fischi e schiamazzi: «Cinquanta centesimi a pezzo: ma se mi parlate di "pezzo" non so di cosa stiamo parlando». La sala rumoreggia. Il tempo è finito e tutte le domande sono ancora aperte.
    Intanto trecento giornalisti hanno scoperto che il presidente degli editori non sa cosa sia un pezzo: e questa è una notizia.

    Eleonora Voltolina

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