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  1. #1
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    Thumbs up Autobiografia: breve corso per imparare a scrivere di sè

    http://www.grey-panthers.it/breve-co...tti-1-puntata/ Diamo l'avvio, con questa puntata, a un breve ciclo di lezioni sull'autobiografia, l'abilità, cioè, di raccontare se stessi, la propria vita, gli accadimenti. Lo realizzano per noi Louisette Palici di Suni e Alessandra Mascaretti, che ritroverete, pronte anche a rispondere alle vostre domande, a leggere i vostri testi, a dare suggerimenti in quantità nel forum Pensieri, in una discussione appositamente avviata. Seguitelo.... vi darà molte soddisfazioni! vp

  2. #2
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    predefinito Benvenuti!

    Buongiorno a tutti,
    siamo Louisette di Suni e Alessandra Mascaretti dello Studio Editoriale “Raccontandosi”, specializzato nella scrittura di storie e biografie.
    Leggeremo con gioia, curiosità e rispetto i pensieri, le emozioni e i ricordi che vorrete condividere con noi e cercheremo di accompagnare chiunque lo desideri in questo percorso emozionante alla scoperta di se stessi. Non occorre avere già scritto né essere bravi, basta solo lasciarsi andare... e i ricordi affioreranno da soli.
    Vi aspettiamo!

    Louisette e Alessandra

  3. #3
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    ciao ragazze, io sono pronta da dove si comincia? le biografie non mi piacciono tanto ma se è per imparare qualcosa sono disponibile...mi piacerebbe di più una storia...
    a presto, maria

  4. #4
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    Ciao Maria!
    Ogni biografia in fondo non è che una storia, quindi ti suggeriamo di cominciare affrontando le domande della prima puntata del corso come se dovessi raccontarne una, al limite anche non tua, tanto per iniziare e rompere il ghiaccio... Lavora di fantasia e poi facci sapere come va!
    A presto

    Louisette e Alessandra

  5. #5
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    ciao ragazze, distrattamente come sempre non mi ero accorta delle domande perchè non ero andata sul link credevo fosse quello di questa pagina...ma devo rispondere così come sono? anche se non seguono un filo ma saltano da una cosa all'altra?

  6. #6
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    Sì prova a fare così!
    Se ci pensi anche i nostri ricordi seguono raramente un filo logico o temporale...
    Poi se ti va puoi usare le risposte nell'ordine che vuoi, per imbastire un piccolo racconto,
    autobiografico oppure di fantasia.
    Lo aspettiamo!!

    Louisette e Alessandra

  7. #7
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    Ciao, ho provato a mettermi lì e rispondere alle domande, ma mi pare un po' complicato poi metterle insieme e formare un racconto... mi sono un po' bloccata!
    Grazie

    Lucia

  8. #8
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    Cara Lucia,
    scegli una delle domande, quella che ti ispira di più, e cerca di sviluppare una risposta anche breve, ascoltandoti e stando a vedere quali ricordi o emozioni nascono dentro di te. Quelli che abbiamo proposto sono solo spunti, e non vanno intesi troppo alla lettera. L'importante è iniziare a prendere confidenza con la scrittura, dedicandoci anche solo mezz'ora, alla sera, al mattino o in qualsiasi altro momento tranquillo della giornata: uno spazio privato, una pausa che sia, finalmente, tutta per noi...
    Vedrai che con un minimo di costanza i benefici non tarderanno ad arrivare!
    A presto


    Louisette e Alessandra

  9. #9
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    questo è un raccontino che avevo scritto a suo tempo, cercando altre cose mi è capitato di vederlo e recuperarlo su fb perchè l'avevo messo nel gruppo dei miei amici del bar...gli altri miei racconti dovrebbero essere sparsi anche qui nel forum, quandro avrò tempo proverò a cercarli...

    I ragazzi di via Rapu

    Nella prima casa popolare abitavano tante giovani coppie e naturalmente una moltitudine di bambini, allora c’era ancora l’abitudine di fare molti figli, c’era un grande cortile dove questi marmocchi potevano giocare erano veramente tanti; nel periodo scolastico solo uno di loro mancava perché, sfortunatamente, aveva il padre malato e la mamma dovendo lavorare per mantenere la famiglia aveva dovuto metterlo in collegio, all’epoca si facevano queste cose, anche se a Pierino, questo il suo nome, non piaceva per niente e non vedeva l’ora di tornare a casa con i suoi compagni.

    Di mattina tutti a scuola ma di pomeriggio, dopo aver fatto i compiti, tutti a giocare, si erano formate anche delle “bande”, giocavano agli indiani, nei dintorni della casa c’erano dei bei prati e lì si attrezzavano con archi e frecce e via alla battaglia, intervenivano anche i bambini delle poche case dei dintorni, questo gioco era riservato ai maschi ma non mancavano anche alcune femminucce i “maschiacci” del gruppo; le altre usavano fare giochi più femminili con bambole, palla, giocavano a vendere: si preparavano il banchetto con piattini di plastica e ci mettevano erbe, pietre e quello che trovavano, le più autoritarie vendevano e le altre andavano a fare la spesa.

    I maschi quando non giocavano agli indiani avevano le loro biglie, quelle di vetro piccole e quelle di plastica un po’ più grandi, per quelle di plastica occorreva il circuito che si faceva con la sabbia, il papà di uno di loro dava una mano per costruirlo quasi tutti i giorni perché regolarmente c’era sempre qualcuno che lo disfava magari erano i fratelli più grandi che ci passavano sopra senza curarsi molto di dove mettevano i piedi oppure li distruggevano con le biciclette, ma per fortuna c’era sempre quel papà che provvedeva. Un altro gioco che facevano tutti, anche le femmine, era quello delle figurine che venivano lanciate contro il muro. Ma il gioco più bello a cui partecipavano tutti insieme, maschi e femmine, e non solo della casa ma anche quelli delle case vicine, era nascondino: troppo divertente. Dall’altra parte della strada c’erano i giochi delle bocce, divisi da file di pioppi, perciò i posti per nascondersi erano veramente tanti e poi la cosa che allettava di più era andare a nascondersi con Piero, il più bello del gruppo, e le femmine si strappavano quasi i capelli per riuscirci.

    Quando si faceva buio, d’estate, c’era la caccia alle lucciole, prendevano dei contenitori di vetro e le imprigionavano, povere lucciole! Per non parlare poi di giorno cosa non facevano alle lucertole!



    Questo era quanto avveniva quand’erano piccoli ma poi crescendo, ormai ragazzi, si trovavano solo più verso sera, di giorno quasi tutti lavoravano, allora si cominciava il lavoro a quindici anni all’incirca.

    Dopo cena, uno per volta usciva di casa e si metteva a sedere sugli scalini del portoncino d’ingresso di una delle scale o sulla riva dei giochi delle bocce.

    Le femmine purtroppo non tutte erano autorizzate ad uscire di casa, (pregiudizi dell’epoca), ma ce n’erano tre che avevano il consenso delle mamme, un po’ più “moderne” tre amiche inseparabili, che venivano giudicate dalle altre mamme “ragazze non proprio serie”, peccato per loro che il tempo abbia dimostrato a quelle mamme che criticavano tanto, che poi le meno serie erano proprio le loro figlie e non quelle tre che avevano semplicemente tanti amici maschi ma che in fondo non facevano altro che parlare e raccontarsi le loro ingenue avventurette. Che vergogna per loro quando arrivava a casa una figlia incinta! Sarebbero sprofondate sotto terra, una di loro era la moglie del brigadiere l’altra la moglie di uno dei più ricchi del paese quindi persone conosciute da tutti…

    Povere donne tanto disperate solo perché le ragazze avevano fatto la cosa più naturale del mondo e che pure loro avevano fatto anche prima del matrimonio ma che erano riuscite a tenere segreto!



    Vicino alla casa, proprio dietro, era stato costruito nel frattempo un bel parco con bar, mini golf, campo da tennis, piccola pista da ballo e perfino una piscina, quindi il luogo di ritrovo era diventato il parco ormai.

    Nel bar c’era tanto di juke box e dondoli: quante monetine consumate ad ascoltare musica, e quante risate, si, perché i ragazzi erano allegri e sempre pronti a consolarsi l’un l’altro quando c’era qualche problema in famiglia o nei periodi delle prime delusioni d’amore. Infatti, cominciavano le prime “cotte”.

    In quel ballo all’aperto si avvicendavano i complessini dei dintorni, le ragazze sempre pronte ad innamorarsi una volta del cantante un’altra del chitarrista e poi finita la serata c’erano tanti angolini in quel parco al di fuori da occhi indiscreti pronti ad accogliere quelle coppiette alle prime armi.

    Una delle ragazze ad un certo punto abbandona il gruppo, si sposa e rimangono le altre due, ma si aggiungono anche tanti altri amici. La più “fortunata” trovava sempre qualcuno che la scarrozzava da tutte le parti con tanto di macchina e disponibilità finanziarie, dovute anche all’età dei ragazzi che frequentava sempre più vecchi, l’altra, che dimostrava sempre meno anni di quelli che in realtà aveva, era sempre corteggiata da ragazzi giovani e squattrinati ma sicuramente adatti a lei.



    Inevitabile poi che uno per volta abbia abbandonato il gruppo, chi per essersi sposato o anche semplicemente per aver fatto nuove amicizie o essersi trasferito.



    Sicuramente però a questi ragazzi di Via Rapu sono rimasti dei bei ricordi.



    mb

    17.1.2010

  10. #10
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    Cara Maria, che bello il suo racconto. E' così ricco di particolari, di movimento, di vita. E' capace di raccontare la magia di un cortile, e poi il passaggio dal cortile al parco, dal nascondino al ballo all'aperto, dall'infanzia alla giovinezza. Ed è anche capace di evocare, nella vita particolare di via Rapu, la storia del costume, delle abitudini, dei pregiudizi del nostro paese.
    Come si sentiva lei nel cortile? E nel parco? Che fine avrà fatto Pierino? E Piero? Cosa c'è oltre quel juke-box?
    Perché non prova a estrarre da questo film un'istantanea, magari in prima persona?

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