"Ma la laurea dà più chance di impiego e uno stipendio più alto"
La Repubblica- FABIO TONACCI

L'intervista Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea: il calo di immatricolazioni colpa della crisi e dell'assenza di una efficace politica a favore degli studenti
ROMA - «La crisi ha demolito l'aumento delle iscrizioni all'università che la riforma del 2001 aveva generato. Ma la laurea rimane il miglior strumento per trovare lavoro e per guadagnare di più». A parlare è Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, il servizio (gestito da un consorzio di atenei italiani) che immette i curricola nella rete delle aziende. Professore, nel 2011 solo il 59,5 per cento di diplomati ha scelto di iscriversi all'università, contro il 74,5 per cento del 2001-2002. Perché questo calo? «Nel 2001 l'introduzione della possibilità di ottenere un diploma di laurea in soli tre anni aveva convinto a iscriversi sia persone in età adulta, sia i figli di quelle famiglie che non potevano sostenere i costi di un corso di cinque anni o più. L'effetto boom è durato qualche anno. Adesso però la crisi economica e l'assenza di una seria politica del diritto allo studio hanno di nuovo escluso le fasce medio-basse dall'università». Solo un effetto della crisi, quindi? «Anche il forte calo demografico spiega quel dato sconfortante. Nel 2010 si è scoperto che i diciannovenni in Italia erano il 38 per cento in meno rispetto al 1985. E poi il peggioramento delle condizioni occupazionali di chi ha in tasca una laurea ha creato un certo clima di sfiducia verso la carriera scolastica». Ha ancora senso fare degli sforzi economici per mandare i figli all'università? «Sì, perché nonostante tutto il laureato ha ancora più possibilità di trovare lavoro rispetto a chi ha interrotto gli studi. Il tasso di occupazione è superiore dell'11 per cento, dopo cinque anni dalla laurea l'80 per cento dei laureati ha un impiego. È una percentuale molto alta. Secondo i nostri dati, nell'arco della vita chi ha frequentato l'università guadagna almeno il 50 per cento in più di un diplomato. E c'è anche un altro fattore da considerare».
Quale? «Il progresso tecnologico crea nuove professioni. Se un diciannovenne oggi rinuncia ad apprendere, se rinuncia a specializzarsi, tra quattro anni sarà fuori dal mercato del lavoro».