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Discussione: La scuola cambia

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    predefinito La scuola cambia

    Da la Repubblica 1 Aprile 2012


    Profumo: “Basta con i vecchi compiti a casa”
    Il ministro: inutili le versioni di latino, servono lavori di gruppo ed esercizi per capire internet
    MA­RI­NA CA­VAL­LIE­RI
    RO­MA — Le­zio­ni in­te­rat­ti­ve, la­vo­ro di squa­dra, più in­ter­net in clas­se e me­no a ca­sa. In­som­ma, bi­so­gna cam­bia­re i com­pi­ti. La for­mu­la esat­ta an­co­ra non esi­ste ma più che una ri­for­ma è ne­ces­sa­ria una ri­vo­lu­zio­ne, qual­co­sa che na­sca nel­le au­le pri­ma che nei mi­ni­ste­ri.
    Non so­lo in Fran­cia ma an­che in Ita­lia si di­scu­te del ri­to sco­la­sti­co più inos­si­da­bi­le, i com­pi­ti, odia­to da­gli stu­den­ti, sop­por­ta­to dai ge­ni­to­ri, im­po­sto co­me un dog­ma dai pro­fes­so­ri. Ma sem­pre im­mu­ta­to. Nel­la scuo­la ci so­no sta­ti ne­gli an­ni al­cu­ni cam­bia­men­ti, mol­ti slit­ta­men­ti, qual­che ri­vo­lu­zio­ne man­ca­ta, ma i com­pi­ti so­no sem­pre ri­ma­sti, em­ble­ma del do­ve­re, sen­za che nes­su­no osas­se toc­car­li. Ora, di­ce il mi­ni­stro del­l’I­stru­zio­ne, è ve­nu­to il mo­men­to. «Og­gi i ra­gaz­zi ri­ce­vo­no mol­ti sti­mo­li an­che dal­l’am­bien­te ex­tra­sco­la­sti­co, e quin­di de­ve cam­bia­re la strut­tu­ra dei com­pi­ti e del­le le­zio­ni », ha chia­ri­to Fran­ce­sco­Pro­fu­mo du­ran­te una vi­si­ta a due isti­tu­ti di An­co­na. «Se og­gi si dà una ver­sio­ne di gre­co o la­ti­no, mi rac­con­ta mia mo­glie che è in­se­gnan­te, qua­si sem­pre la tra­du­zio­ne si tro­va su in­ter­net. C’è an­che un si­to spe­cia­liz­za­to, ba­sta in­se­ri­re tre pa­ro­le... In­som­ma, dob­bia­mo es­se­re più “smart” dei ra­gaz­zi». Più fur­bi. È ne­ces­sa­rio, di­ce Pro­fu­mo, che gli stu­den­ti in­se­gua­no noi, e non che noi, gli adul­ti, in­se­guia­mo lo­ro.
    Le pro­po­ste del mi­ni­stro pre­ve­do­no in­nan­zi­tut­to più la­vo­ro di squa­dra, me­no stu­dio so­li­ta­rio, una mag­gio­re pos­si­bi­li­tà per i ra­gaz­zi di coo­pe­ra­re in­tor­no ad un pro­get­to, ma­ga­ri con i lo­ro lin­guag­gi e le nuo­ve tec­no­lo­gie: «Un po’ più di com­ples­si­tà, un po’ più di con­net­ti­vi­tà, la­vo­ro da fa­re in par­te in­sie­me, in par­te ognu­no a ca­sa sua, an­che con ora­ri più fles­si­bi­li». La ri­fles­sio­ne di Pro­fu­mo par­te dal fat­to che gli stu­den­ti han­no mol­te fon­ti di in­for­ma­zio­ni, in­ter­net, i so­cial net­work, una mo­le di no­ti­zie in cui pe­rò si pos­so­no per­de­re e che in­ve­ce de­vo­no im­pa­ra­re a con­trol­la­re.
    Quin­di i com­pi­ti de­vo­no ser­vi­re a ca­pi­re co­me se­le­zio­na­re le in­for­ma­zio­ni, a di­scer­ne­re il ve­ro dal fal­so, a na­vi­ga­re svi­lup­pan­do ca­pa­ci­tà cri­ti­che. «Una par­te di com­pi­ti ci vuo­le — so­stie­ne Pro­fu­mo — per­ché il fat­to di es­se­re im­pe­gna­ti di­ret­ta­men­te ren­de i ra­gaz­zi re­spon­sa­bi­li e li aiu­ta a ma­tu­ra­re». Pe­rò ci vor­reb­be­ro an­che «del­le at­ti­vi­tà un po’ più li­be­re, con una ba­se lo­gi­ca for­te, con ca­pa­ci­tà di sin­te­si e di ana­li­si, ma­ga­ri la­vo­ran­do in­sie­me ». La ri­cet­ta del mi­ni­stro pre­ve­de an­che più for­ma­zio­ne sui te­st, per fa­re in mo­do che i ra­gaz­zi non ar­ri­vi­no al­le se­le­zio­ni per l’u­ni­ver­si­tà im­pre­pa­ra­ti.
    Una for­mu­la an­co­ra tut­ta da­met­te­re a pun­to. «La ve­ri­tà è che per com­pie­re que­sta ri­vo­lu­zio­ne bi­so­gna for­ma­re gli in­se­gnan­ti», spie­ga Ma­rio Ru­sco­ni, vi­ce­pre­si­den­te del­l’As­so­cia­zio­ne na­zio­na­le pre­si­di. «Si po­treb­be­ro fa­re me­no com­pi­ti a ca­sa se ci fos­se­ro più le­zio­ni in­te­rat­ti­ve, ci so­no al­cu­ni in­se­gnan­ti che le fan­no, nel mio li­ceo, il New­ton di Ro­ma,ci so­no pro­fes­so­ri che fan­no le­zio­ne in in­gle­se ma è tut­to la­scia­to al­la vo­lon­tà in­di­vi­dua­le. Non c’è l’ob­bli­go di ag­gior­na­men­to e se uno vuo­le può ri­ma­ne­re sem­pre con i me­to­di di quan­do ha ini­zia­to. È que­sto il pun­to da ag­gre­di­re: la for­ma­zio­ne de­gli in­se­gnan­ti ». An­che i ge­ni­to­ri ri­lan­cia­no e met­to­no la so­lu­zio­ne nel­le ma­ni del­la scuo­la. «La scuo­la esi­ge mo­da­li­tà del se­co­lo scor­so, an­zi del­l’Ot­to­cen­to, è fuo­ri tem­po », di­ce Ma­riel­la Na­va, del­l’As­so­cia­zio­ne ge­ni­to­ri de­mo­cra­ti­ci. «Ma per cam­bia­re de­ve cam­bia­re la te­sta de­gli in­se­gnan­ti, in que­sto sen­so ci de­ve es­se­re un in­ve­sti­men­to del go­ver­no».
    © RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA
    Ultima modifica di Piero Romano : 01-04-12 a 22:18

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