Ieri pomeriggio, nel sole autunnale, cercavo una immagine che in qualche modo mi rappresentasse. Girando per la stanza, vidi il bianco Gandalff, in miniatura, acquistato con il fascicolo il signore degli anelli, il bastone in mano, lungo mantello e barba quasi al ventre. Cappuccio in testa per proteggersi. Oh sì, pensasi, ecco il prudente, colui che come l'eremita non si lascia abbagliare dalle false promesse dei serpenti che incontra sulla sua strada. E tantomeno dalle cose futili e facili, come non si lascia abbattere dal pessimismo che lo circonda. La miniatura stava comoda nella mia mano, la scaldavo e mi scaldava il cuore. Ecco chi sono, lenta nel movimento, prudente e in cerca di terreno solido. Le rughe di Gandalff mi piacevano. Ma poi mi sono svegliata dal tepore del sole, mi resi conto che dovevo finire di scrivere un pezzo e spedirlo. Così mi sono data una mossa. Quel poco tempo passato con il bianco uomo mi ha dato il TURBO per continuare a lavorare, a non smettere di faticare, guardando più alla sostanza e al significato della fatica che non al guadagno economico. A volte ci vuole, come dicevamo con Vitalba, "noi siamo qui come muratori a costruire una cattedrale, non a guadagnarci il pane".