Lettera per Gianpiero Amandola - giornalista - inviato Rai di Torino -

Si, e’ vero, signor Amandola, puzzo! Puzzo di rabbia verso chi mi vuole maltrattare e anche di indifferenza verso chi pensa di offendermi, perche’ Napoli e’ una malattia, ma una malattia piacevole, che si prende da bambino, insieme agli orecchioni, al morbillo e alla varicella. Caro signor Amandola, mi sono ammalato e impazzito a 5 anni, quando tra i banchi di scuola tutti tifavano per l’Inter e per il Milan. Io invece, grazie a mio padre che alla domenica mi portava al San Paolo, perche’ diceva: “s’hanno impara’ da’ piccerille”, (si devono imparare da piccoli), ho iniziato ad ammalarmi di Napolite, una malattia che colpisce in tenera eta’ e che puo’ durare per tutta la vita, e il cui puzzo si sente nel mondo tra oltre sei milioni di persone. Certo, ci sono stati dei periodi fra i fallimenti e le retrocessioni della squadra, in cui la malattia stava regredendo, in cui il puzzo si sentiva di meno, infatti in quel periodo io non mi sintonizzavo piu’ su tutto il calcio minuto per minuto, vedevo una partita in meno, e a volte non chiedevo nemmeno cosa avevano fatto gli azzurri, ma la guarigione non avveniva, il tasso di scoraggiamento era altissimo, e il tasso di allontanamento superiore alla media. Da un paio d’anni la malattia poi e’ ripresa piu’ forte di prima e con essa il puzzo terribile, che si espande ogni volta che inizia una partita amichevole, Coppa Italia, etc. Caro signor Amandola, non ci posso fare nulla. Ne ho anche parlato con il mio medico di famiglia, che mi ha consigliato delle pasticche da prendere prima dei pasti. Mi ha detto di fare attenzione perche’ sono molto amare. Gli ho risposto: ci sono abituato, da quando ho preso la malattia del Napoli ne ho ingoiati tanti di bocconi amari, in particolare in quello stadio di fronte al quale lei sabato scorso ha fatto arrossire l’Ordine dei giornalisti che rappresenta. La sua battuta infelice sui napoletani e’ becera, tracotante, insulsa, penosa, miserabile, prima ancora che razzista. Ancora peggio sono state le sue dichiarazioni del “dopo gaffe”, un vano ed infantile tentativo di giustificare un comportamento codardo, di chi si nasconde dietro un microfono perche’, forse, non ha il coraggio di andare in curva ad urlare il proprio odio verso gli altri. Inaccettabili le sue presunte scuse messe li’ quasi sotto forma di scherno e che hanno il sapore del “cornuto e mazziato”, per Napoli e per i napoletani . Le ricordo pero’ che quando i piemontesi videro il bidet nella Reggia di Caserta, lo definirono: “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”. Rivenendo al puzzo, stamattina per accontentarla, ho consumato due litri di profumo e tre flaconcini di deodorante. Ma per uno strano scherzo del destino, su entrambi c’era scritto: made in China, ed il puzzo e’ rimasto ugualmente. Ma io ne vado fiero perche’ il Napoli, insieme all’amore per la mia terra, e’ una di quelle dieci cose per cui vale la pena di vivere ….e di puzzare.

R.M.