Grazie a grey-panthers, e non sembri strano, sono a contatto spesso con giovani, laureandi o laureati, stagisti o praticanti, volontari o ... disperati. Vedo nei loro occhi la grande disponibilità a fare e l'assoluta mancanza di retropensiero dietro alle azioni. Mi pare che il loro mettersi alla prova, spesso, sia frutto di tentativi spot, di continue peregrinazioni senza obiettivi noti, un lasciarsi prendere da cose e persone con la vaga speranza che sia "la volta buona". Penso che questi giovani prima ancora di trovare un lavoro abbiano bisogno di costruirsi una meta, una destinazione. Penso che debbano analizzare e "fare" per scoprire una vera passione e non agire, convinti ogni volta che sia quella giusta. Vedo curricula costruiti in modo "televisivo", come fossero book da velina: qualcosa qua, un po' di altro là, una particina, una comparsa... E così laureate in lettere che hanno venduto scarpe in un grande magazzino, hanno lavorato in un call center e provato con alcuni amici a gestire un bar. No, cari ragazzi, così non va. Altrimenti la sarabanda può durare una vita. Fare esperienza (qualunque esperienza) significa prima di tutto verificare la "lunghezza d'onda" che un'attività procura al vostro cuore. Se l'eco è alto e vibra forte, cercate esperienze analoghe, collaterali e complementari. Siete sulla buona strada, ma il percorso diventa più difficile. Non basta un corso di tre mesi per farvi sentire professionalmente preparati. Non siete chusy come dice il Ministro Fornero? E allora mettete cuore e passione, costanza e volontà, impegno in dosi massicce. E se sulla vostra strada incontrate un senior che sa e che è disponibile a darvi una mano o a dirvi "come", approfittatene. Potrebbe essere una voce amica che vi aiuta a traghettare dall'adolescenza all'età matura. Noi senior siamo qui e presto apriremo in questa testata nuovi spazi per voi. Un'opportunità di vero confronto non si nega a nessuno. Soprattutto a chi è in grado di accettarlo. Voi che ne pensate? Con disponibilità e affetto vp