Repubblica 13 gennaio 2013

Analisi del Censis per la Cna sulle motivazioni degli artigiani
Le imprese non assumono “Giovani poco preparati”
ROMA — Piccole imprese e i giovani: il rapporto è «difficile» e quando si tratta di assumere va a finire che le aziende preferiscono puntare a chi ha più di trent’anni. Solo il 32 per cento di loro, quando si tratta di selezionare un nuovo dipendente, guarda sotto quella soglia. Gli under 25 anni, quelli che secondo gli ultimi dati Istat raggiungono un livello di disoccupazione del 37 per cento (fra chi cerca lavoro), secondo le imprese fanno un po’ troppo i preziosi e in genere, sono poco preparati. Così racconta uno studio elaborato dal Censis per gli artigianidel Cna. Dall’indagine risulta infatti che, secondo il parere delle imprese, i più giovani non vengono scelti perché hanno una scarsa preparazione tecnica (per il 39,5 per cento) o aspettative economiche alte e non in linea con le effettive possibilità delle microditte (28 per cento). Altri hanno invece scarsa attitudine al lavoro artigiano (26,6) o manifestano difficoltà nel sopportarne la fatica (25,1 percento). Le piccole imprese - che non specificano però le condizioni delle loro offerte - danno la colpa di questo difficile rapporto soprattutto alla scuola, inadeguata alle esigenze delle aziende e ancorata ad un’impostazione «teorica e generalista», ma confessano anche di avere meno problemi con i giovani stranieri. Anche se oltre il 36 per cento delle aziende ascoltate dal rapporto Cna-Censis afferma di privilegiare, in linea di massima, l’assunzione di italiani, oltre la metà degli artigiani (il 50,7 per cento) assicura infatti che gli stranieri sono più disponibili a svolgere mansioni che gli italiani hanno ormai abbandonato. Conta, ammettono, anche il fatto che abbiano minori pretese economiche e di status (così la pensa il 36,9 per cento dei piccoli imprenditori) e che dimostrino una maggiore flessibilità e adattabilità alle esigenze della produzione (35,6 per cento). Tutte caratteristiche, assicurano, fondamentali per le microaziende. Detto questo, l’indagine specifica anche che quasi la metà delle imprese artigiane (il 46,8 per cento) è in fase di ridimensionamento, il 45,3 è in stagnazione e solo l’8 per cento è convinta di aver superato la fase peggiore della crisi.
(l.gr.)
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