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  1. #41
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    Thumbs up sarebbe bello poter sognare....

    ma il nostro orticello personale è sistemato in un campo molto più grande del quale bisogna tener conto.
    Alla mia visione non certo rosea, Paolo ha aggiunto altre grige visioni, purtroppo condivisibili, e tutto questo non migliora la situazione.
    Che possiamo fare? Nessuno di noi mi pare abbia la bacchetta magica e allora dobbiamo armarci di attiva pazienza e, ognuno di noi, fare quel poco che può fare.
    Siamo partiti dalla necessità di capire cosa è l'Europa e mi pare che abbiamo scoperto che questa entità è da creare negli animi degli europei cioè negli animi dei cittadini di quelle ventisette "nazioni" che si impuntano a non voler rinunciare a 27 diverse lingue e nazionalità.
    Io amo la mia lingua e il luogo dove sono nato e penso che sia il migliore del mondo, ma questo amore si trasformerà in un veleno mortale se continuerò a coltivarlo come unico bene impossibile da cambiare.
    Molti antichi imperi sono morti perchè pensavano di essere immortali, 27 piccole nazioni moriranno se non saranno capaci di formare un "piccolo impero".
    Ognuno di noi abbia ben chiara in testa questa necessità ed operi perchè divenga realtà....senza se e senza ma.
    Ci vorrà del tempo e ne resta poco, cerchiamo di sfruttare al meglio il tempo che resta!
    Cominciamo a pensare e cerchiamo di convincere gli altri che chiamarsi Europeo non è un insulto o una bestemmia, ma soltanto una necessità pratica per sopravvivere.
    Cominciamo ad allargare il campo delle persone che condividono questa idea e se qualcuno, perchè esiste, ci chiama antiitaliani, tentiamo di spiegargli questa teoria di sopravvivenza.
    Attilio A. Romita

  2. #42
    Cristina Ricchetti Guest

    predefinito si dovrebbe iniziare dalla scuola pubblica..europea...

    Tanto per aggiungere disillusioni, ricordo quando ero
    ragazza in estate, nella compagnia che sempre si
    formava per stare in allegria, c'erano diverse nazionalità,
    tedeschi e francesi soprattutto, oltre noi italiani.
    Loro dissertavano in inglese come fosse seconda lingua
    madre, noi pasticciavamo regolarmente con un terribile
    inglese scolastico lontano anni luce da una normale
    quotidiana conversazione in lingua. Avevo 18 anni e
    immaginavo che i miei figli, semmai ne avessi avuti,
    avrebbero sicuramente avuto una scuola che a passi da
    gigante li avrebbe condotti a poter dialogare allo stesso
    modo, cominciando fin da piccoli ad approcciarli correttamente
    alla stessa. Sono passati 35 anni e la scuola pubblica
    è ancora confusa su molti aspetti e l'inglese pur essendo,
    da poco, stato introdotto nelle prime classi della primaria,
    (io lo inserirei dalla materna), ancora non è insegnato con
    il fine della capacità di dialogo, ma sempre nozionisticamente
    insistendo a torto sulla grammatica, ed ai ragazzi non resta (per
    chi può) che la scuola specialistica privata o i soggiorni all'estero, per
    gli altri una specie di self made che spesso non porta ancora da
    nessuna parte, figuriamoci in Europa. Veramente deludente e sconfortante.

  3. #43
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    predefinito

    Quote Originariamente inviata da attilio.romita Visualizza il messaggio
    ma il nostro orticello personale è sistemato in un campo molto più grande del quale bisogna tener conto.
    Alla mia visione non certo rosea, Paolo ha aggiunto altre grige visioni, purtroppo condivisibili, e tutto questo non migliora la situazione.
    Che possiamo fare? Nessuno di noi mi pare abbia la bacchetta magica e allora dobbiamo armarci di attiva pazienza e, ognuno di noi, fare quel poco che può fare.
    Siamo partiti dalla necessità di capire cosa è l'Europa e mi pare che abbiamo scoperto che questa entità è da creare negli animi degli europei cioè negli animi dei cittadini di quelle ventisette "nazioni" che si impuntano a non voler rinunciare a 27 diverse lingue e nazionalità.
    Io amo la mia lingua e il luogo dove sono nato e penso che sia il migliore del mondo, ma questo amore si trasformerà in un veleno mortale se continuerò a coltivarlo come unico bene impossibile da cambiare.
    Molti antichi imperi sono morti perchè pensavano di essere immortali, 27 piccole nazioni moriranno se non saranno capaci di formare un "piccolo impero".
    Ognuno di noi abbia ben chiara in testa questa necessità ed operi perchè divenga realtà....senza se e senza ma.
    Ci vorrà del tempo e ne resta poco, cerchiamo di sfruttare al meglio il tempo che resta!
    Cominciamo a pensare e cerchiamo di convincere gli altri che chiamarsi Europeo non è un insulto o una bestemmia, ma soltanto una necessità pratica per sopravvivere.
    Cominciamo ad allargare il campo delle persone che condividono questa idea e se qualcuno, perchè esiste, ci chiama antiitaliani, tentiamo di spiegargli questa teoria di sopravvivenza.
    ...i cambiamenti che spesso stravolgono usi,consuetudini diverse da quelle abituali,son già complicati,figuriamoci quando tali cambiamenti s'insinuano nelle nostre famiglie, nelle identità nazionali dei popoli.
    Altro che insulto,non esageriamo,essere europei è un gran vanto,diventarlo veramente con convinzione è piu' difficile ma,certamente piu' gratificante.Io penso che questo cambiamento avrà necessità di tempi medio-lunghi per la sua realizzazione completa ma certamente si realizzerà e non solo per mere ragioni di sopravvivenza.
    Sarà un processo di maturazione cultuale e civica che punterà all'unificazione di popoli diversi per lingua e cultura,ma che farà anche prevalere le diversità locali con tradizioni comunitarie che saranno un arricchimento per tutti i Paesi dell'unione!

  4. #44
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    predefinito

    Quote Originariamente inviata da cristina.r Visualizza il messaggio
    Tanto per aggiungere disillusioni, ricordo quando ero
    ragazza in estate, nella compagnia che sempre si
    formava per stare in allegria, c'erano diverse nazionalità,
    tedeschi e francesi soprattutto, oltre noi italiani.
    Loro dissertavano in inglese come fosse seconda lingua
    madre, noi pasticciavamo regolarmente con un terribile
    inglese scolastico lontano anni luce da una normale
    quotidiana conversazione in lingua. Avevo 18 anni e
    immaginavo che i miei figli, semmai ne avessi avuti,
    avrebbero sicuramente avuto una scuola che a passi da
    gigante li avrebbe condotti a poter dialogare allo stesso
    modo, cominciando fin da piccoli ad approcciarli correttamente
    alla stessa. Sono passati 35 anni e la scuola pubblica
    è ancora confusa su molti aspetti e l'inglese pur essendo,
    da poco, stato introdotto nelle prime classi della primaria,
    (io lo inserirei dalla materna), ancora non è insegnato con
    il fine della capacità di dialogo, ma sempre nozionisticamente
    insistendo a torto sulla grammatica, ed ai ragazzi non resta (per
    chi può) che la scuola specialistica privata o i soggiorni all'estero, per
    gli altri una specie di self made che spesso non porta ancora da
    nessuna parte, figuriamoci in Europa. Veramente deludente e sconfortante.
    se parliamo di scuola ,rischiamo di cadere a piedi pari,anzi con il sederino, su una folta pianta di fichi d'india ,già maturi!
    Ma,voglio essere a tutti i costi ottimista (l'ottimismo della ragione!?!),per sperare,con parsimonia,all'Europa;con una scuola moderna ,frequentata dai nostri nipoti (o dai loro figli),agile,snella,con insegnanti totalmente appagati (sia economicamente che professionalmente ) per la qualità della didattica e per i risultati ottenuti dai loro allievi;tutti abili conversatori di lingua inglese!
    Ma del "doman non c'è certezza",diceva il poeta, e allora...continuiamo a sperare con ottimismo,chissà,dopo aver toccato il fondo....

  5. #45
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    predefinito ...ma se mai cominciamo

    Paolo,
    è vero il processo è iniziato ed è lungo, purtroppo siamo in autostrada dove le biciclette non sono ammesse e ci sono solo due possibilità: trovare in qualsiasi modo un mezzo veloce o uscire dall'autostrada.
    Cristina,
    è giusto che la scuola dovrebbe adeguarsi al futuro che è cominciato da almeno 20 anni, ma nell'attesa della maturazione dei tempi dobbiamo darci da fare.
    Noi, tutti i cittadini di questa vecchia europa, continuiamo a pensare "per regioni e campanili" e gli altri pensano per continenti.
    E' vero che l'handicap della lingua talvolta ci tarpa le ali, allora cominciamo ad usare senza paura quel poco che sapiamo di inglese.
    Se metti 10 bambini di diverse nazionalità in un prato, dopo 10 minuti giocano insieme e si capiscono perchè nn hanno paura di sbagliare.
    Un mio amico inglese, con il quale mi scusavo per il mio inglese abbastanza sgrammaticato, mi rispose "tu hai un vantaggio e mi fai un favore perchè parli la mia lingua ed io ti capisco, mentre io non sono capace di parlare la tua".
    Io non amo usare termini inglesi o francesi quando non è necessario o per "fare scena", ma talvolta mi rendo conto che una parola non italiana rende meglio un concetto. Secondo me questo non è snobismo, è utilità pratica. Lo stesso ragionamento dovrebbe valere per altri tipi di scelte. Se tutti cominciamo ad accettare questi piccoli "trucchi" forse arriveremo prima ad una reale unione di intenti nella formazione di una Europa "pratica" che non sia proprio "un vaso di coccio tra vasi di ferro".
    Attilio A. Romita

  6. #46
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    Quote Originariamente inviata da attilio.romita Visualizza il messaggio
    Paolo,
    è vero il processo è iniziato ed è lungo, purtroppo siamo in autostrada dove le biciclette non sono ammesse e ci sono solo due possibilità: trovare in qualsiasi modo un mezzo veloce o uscire dall'autostrada.
    Cristina,
    è giusto che la scuola dovrebbe adeguarsi al futuro che è cominciato da almeno 20 anni, ma nell'attesa della maturazione dei tempi dobbiamo darci da fare.
    Noi, tutti i cittadini di questa vecchia europa, continuiamo a pensare "per regioni e campanili" e gli altri pensano per continenti.
    E' vero che l'handicap della lingua talvolta ci tarpa le ali, allora cominciamo ad usare senza paura quel poco che sapiamo di inglese.
    Se metti 10 bambini di diverse nazionalità in un prato, dopo 10 minuti giocano insieme e si capiscono perchè nn hanno paura di sbagliare.
    Un mio amico inglese, con il quale mi scusavo per il mio inglese abbastanza sgrammaticato, mi rispose "tu hai un vantaggio e mi fai un favore perchè parli la mia lingua ed io ti capisco, mentre io non sono capace di parlare la tua".
    Io non amo usare termini inglesi o francesi quando non è necessario o per "fare scena", ma talvolta mi rendo conto che una parola non italiana rende meglio un concetto. Secondo me questo non è snobismo, è utilità pratica. Lo stesso ragionamento dovrebbe valere per altri tipi di scelte. Se tutti cominciamo ad accettare questi piccoli "trucchi" forse arriveremo prima ad una reale unione di intenti nella formazione di una Europa "pratica" che non sia proprio "un vaso di coccio tra vasi di ferro".
    ....all'immobilismo è sempre preferibile qualsiasi mobilità,con qualsiasi mezzo,purchè non si rimanga immobili!!! Lo siamo stati,per tanti anni,insensibili a qualsiasi spinta innovativa.

  7. #47
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    Thumbs up ...e anche sul tema Europa

    siamo arrivati ad una idea abbastanza comune. ..e l'importante è non sentirsi ne migliori ne peggiori degli altri e, come suggerisce Paolo, mai stare troppo a pensare...al contrario del proverbio comune "chi non fa, sbaglia sicuramente, chi fa molte volte coglie nel giusto".
    Forse è il caso di aprire un nuovo tema, e vorrei invitare qualche altro amico a proporlo ed a partecipare.
    Attilio A. Romita

  8. #48
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    predefinito piccolissimo intervento

    sulla lingua. Certo l'inglese lo dobbiamo conoscere è assolutamente necessario per poterci muove in Europa e nel mondo intero. Mi permetto di dire che non è vero che una parola inglese "rende meglio l'idea" quando si parla tra di noi in Italia e chi lo fa spesso e volentieri è proprio per far vedere agli altri che conosce l'inglese, ammesso che lo conosca, e lo trovo anche una mancanza di rispetto verso l'interlocutore che può anche non conoscerne il significato. Il nostro vocabolario è ricchissimo di parole ma forse siamo noi che non le conosciamo e sicuramente contiene anche la parola esatta per "rendere bene l'idea". Piuttosto prima di pensare all'inglese bisognerebbe pensare alla nostra lingua madre e ripassare un po' di grammatica, farebbe solo bene a tante persone, in particolare ai nostri politici che non sanno neppure coniugare i verbi.
    Lo spunto per questo intervento me l'ha dato Attilio è vero ma quanto scritto non è per lui ma è semplicemente una constatazione di fatti che avvengono continuamente. Maria

  9. #49
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    Thumbs up ...abbiamo trovato un nuovo tema

    Il picolissimo intervento di Maria mi dà lo spunto per un nuovo tema.
    Il linguaggio che noi usiamo per definire i fatti di tutti i giorni è basato su un insieme di parole che a seconda del luogo dove ci troviamo assumono un aspetto diverso cioè sono formate da lettere disposte in modo diverso.
    Questa diversità ci permette di identificare molte caratteristiche di chi parla o scrive. Per es. può darci indicazioni sul suo luogo di nascita (nazione o regione o città), del suo livello culturale o delle sue caratteristiche mimetiche. Normalmente, a meno che non si tratti di attori professionisti, dopo 5 minuti di chiaccherata è quasi sempre possibile capire chi è il nostro interlocutore.
    Per esempio l'uso di parole dotte usate in modo appropriato, ma in un contesto "popolare" potrebbe avere un involontario esito ironico e spesso è indice di insicurezza.
    Tante altre sono le deduzioni che possono farsi e ....parliamone.
    Potrebbe essere utile a tutti per migliorare il proprio modo di esprimersi. Non voglio definire una tassonomia delle persone attraverso una ontologia dei varie tipologie di interlocutori; vorrei soltanto scoprire tic&tabu delle persone che ho davanti.
    Attilio A. Romita

  10. #50
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    predefinito

    Quote Originariamente inviata da Maria Visualizza il messaggio
    sulla lingua. Certo l'inglese lo dobbiamo conoscere è assolutamente necessario per poterci muove in Europa e nel mondo intero. Mi permetto di dire che non è vero che una parola inglese "rende meglio l'idea" quando si parla tra di noi in Italia e chi lo fa spesso e volentieri è proprio per far vedere agli altri che conosce l'inglese, ammesso che lo conosca, e lo trovo anche una mancanza di rispetto verso l'interlocutore che può anche non conoscerne il significato. Il nostro vocabolario è ricchissimo di parole ma forse siamo noi che non le conosciamo e sicuramente contiene anche la parola esatta per "rendere bene l'idea". Piuttosto prima di pensare all'inglese bisognerebbe pensare alla nostra lingua madre e ripassare un po' di grammatica, farebbe solo bene a tante persone, in particolare ai nostri politici che non sanno neppure coniugare i verbi.
    Lo spunto per questo intervento me l'ha dato Attilio è vero ma quanto scritto non è per lui ma è semplicemente una constatazione di fatti che avvengono continuamente. Maria
    ..la verità è che il nostro vocabolario è ,mediamente,molto limitato,(intendo nell'eloquio e nella scrittura),per cui,anche per pigrizia,si ricorre a vocaboli inglesi(spesso mutuati dal linguaggio giornalistico sportivo,medico,ecc);poi c'è l'aspetto grammaticale e sintattico,ma questo è un problema annoso,che merita un discorso a parte.
    Prima di esprimersi in un altra lingua.almeno per noi adulti,sarebbe piu' salutare e gratificante approfondire la conoscenza del nostro meraviglioso idioma.Come?Attraverso buone letture,e perche' no,affrontando con molta umiltà,la lettura del vocabolario della lingua italiana:è una intrapresa .solo apparentemente noiosa,si scoprono tante nuove parole,anche attraverso l'uso creativo di sinonimi e contrari!
    Sono d'accordo con te,Maria,la nostra lingua ,ci consente modi,espressioni verbali, con l'uso di parole diverse,in ogni circostanza,sia nel parlato che nello scritto! E' necessaria anche un po' di fantasia e certamente passione per la nostra lingua, di cui andar fiero
    Ultima modifica di ex Paolo : 29-05-09 a 07:36

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