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  1. #1
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    predefinito I cinquantottomila studenti persi dagli atenei italiani

    La notizia del Consiglio Universitario Nazionale (Cun) sul calo delle iscrizioni nelle università negli ultimi dieci anni segna uno stato di crisi. I numeri valgono più delle parole: 280mila iscrizioni nell’anno accademico 2011-2012 rispetto a 338mila nell’anno 2003-2004, una perdita di 58mila studenti, l’equivalente di tutta la Statale di Milano. Al calo è da registrare anche la diminuzione del numero dei docenti (-22% negli ultimi 6 anni). Il segno meno riguarda anche il calo delle risorse finanziarie (F. Cavadini, Corriere della Sera, 01 Feb. 2013, pag. 2).
    I dati non si possono disgiungere da una situazione strutturale: «…abbiamo il 21% dei giovani laureati mentre secondo gli obiettivi europei di Lisbona dovremmo arrivare al 40%. Insomma, pochi si iscrivono all’università e troppi vi rimangono troppo a lungo», così dichiara il viceministro del lavoro, Michel Martone in un’intervista di E. Marra al Corriere della Sera, 01Feb. 2013, pag. 3.
    Molti giovani fanno le loro scelte. «Siamo in un momento di crisi. Molti ragazzi temono, dopo aver studiato cinque anni o più, di non riuscire comunque a trovare un posto di lavoro. E così preferiscono buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro». Così dice, tra l’altro, Valentina Aprea, assessore all’istruzione nella giunta uscente della Regione Lombardia (I.Fan., Corriere della Sera, 02 Feb. 2013, pag. 13).
    Per saperne di più:
    http://archiviostorico.corriere.it/2...b8992528.shtml
    http://archiviostorico.corriere.it/2...b8992528.shtml
    Ultima modifica di Francesco Conti : 03-02-13 a 20:20

  2. #2
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    predefinito

    ...ma possiamo mica dare torto a quei ragazzi che preferiscono "buttarsi" nel mondo del lavoro invece di "spendere" 5 o più anni per conseguire un titolo di studio che, nel nostro Paese ha ancora, purtroppo, un valore solo legale e che, comunque, non gli aprirà le porte di un mondo del lavoro che la mia generazione (60enni) ha ingessato con il nepotismo, le raccomandazioni ed altro ?

    Oltre tutto non siamo neanche capaci di "appassionarli" allo studio ed alla conoscenza fine a se stessa...perchè abbiamo troppi "professori" bacchettoni e molto pochi "docenti" appassionati della loro professione....
    Bruno

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