Israele, la terra promessa delle start-up tecnologiche parte l’offensiva nel “civile” dopo i trionfi nel militare
NASCONO NEL PICCOLO STATO EBRAICO PIÙ AZIENDE INNOVATIVE CHE IN EUROPA: FINORA SONO STATE AL SERVIZIO DELLE ESIGENZE DI DIFESA PER UN PAESE CHE VIVE IN GUERRA PERMANENTE MA ORA SI LANCIANO NEI SETTORI DI PUNTA, DAL SOFTWARE DI RETE AL CLOUD
Fabio Scuto
La repubblica Affari e Finanza
Gerusalemme U n popolo di solo 8 milioni di abitanti, in permanente stato di guerra con i suoi vicini e privo di risorse naturali, è diventato il centro propulsore dell’hi-tech, dove investono le principali aziende del mondo. Benvenuti in Israele, la Startup Nation, ne nascono migliaia ogni anno, unico Paese in grado di competere con gli Stati Uniti nello sviluppo di nuove tecnologie. Una spinta che consentito al Paese, in questi anni di recessione, una crescita economica “soltanto” del 3,5%. Un viaggio nella Startup Nation potrebbe cominciare nei seminari che due volte a settimana 200 studenti delle scuole superiori scelti per le loro capacità frequentano in diversi luoghi del Paese. Ci vanno per sei ore di lezioni extra a settimana per essere ammessi, dopo un’ulteriore selezione, a un corso che viene tenuto dai veterani delle Forze di Difesa israeliane e sotto la supervisione di ufficiali in servizio attivo. Niente armi, niente caserme, bensì sale insonorizzate e computer: questi ragazzi sono l’avanguardia di quelli che il governo israeliano spera siano in futuro i migliori cyberwarrior del mondo. Ma i diplomati a questa scuola superiore non ottengono automaticamente l’ingresso nelle unità informatiche dell'esercito. Devono superare test rigorosi che l'esercito somministra ai richiedenti per i propri corsi di formazione. Alcuni di questi soldati sperano poi dopo il congedo di entrare nel settore high-tech. Non dovrebbe essere difficile. Non solo sono assai ricercati ma ci saranno più aziende
tra cui scegliere, private e pubbliche, queste ultime sostenute dal National Cyber Bureau, l’agenzia del governo nata un anno fa che è impegnata a sostenere startup attraverso borse di studio e altre forme di assistenza finanziaria. Aziende israeliane come Check Point Software Technologies sono già giocatori di classe mondiale in sicurezza informatica aziendale. L’Industria della security in ogni sua branca moltiplica i suoi spazi di intervento anche oltre le minacce informatiche alle reti di comunicazioni. Israele è già dentro una cyberwar senza fine. Le sue reti governative sono tra le più fortemente attaccate da ogni parte, con aggressioni quotidiane che superano le decine di migliaia. Durante la guerra di Gaza lo scorso novembre i tecnici informatici civili hanno respinto milioni di tentativi di attacco a siti web governativi israeliani mentre i caccia israeliani bombardavano Hamas. Poi ci sono le migliaia di attacchi giornalieri. «Una guerra invisibile ma che si avverte e si avvertirà sempre di più», dice il premier Benjamin Netanyahu quando parla degli attacchi che anche le reti civili subiscono ogni giorno, dalla El Al alla Banca centrale, alla Borsa, ai sistemi di comunicazione ma che vengono puntualmente bloccati e respinti. Molto di ciò che viene realizzato nell’hi-tech è certamente legato alle aziende della Difesa: basti pensare alla Rafael Advanced Defense Systems che ha “inventato” l’Iron Dome (la batteria antimissile più precisa del mondo), gli aerei senza pilota e che adesso si accinge a mettere sul mercato Protector, la barca senza marinai per pattugliare le coste a basso costo che si guida con un joystick dalla terraferma. Microsoft, Apple, Samsung, vengono in Israele a caccia di talenti e per mettere radici. La Silicon Valley è certamente l’area più fertile al mondo ma a tallonarla c’è l’israeliana Tel Aviv, che può vantare un sistema di finanziamenti molto sviluppato, una forte cultura imprenditoriale, un ambiente vibrante e tantissimi talenti informatici. Il più alto numero di aziende nella top 100 del Nasdaq dopo quelle americane sono quelle israeliane. In Israele l’anno scorso sono nate oltre duemila start up, in Europa soltanto 700. Emblematica la storia di Ravello, fra le ultime startup nate in Israele. Benny Schnaider e Rami Tamir hanno la testa fra le nuvole, o meglio ancora nel cloud computing, una tecnologia che utilizza Internet o altre reti di gruppi di server che utilizzano pc a basso costo per l’elaborazione dati e che preferiscono averli parcheggiati sulla “nuvola” che memorizzati sul proprio sistema informatico. Ma il processo richiede enormi quantità di lavoro da parte delle imprese stesse per adattarsi alle esigenze della tecnologia. La flessibilità del sistema che è promesso dalle aziende che se ne occupano (Amazon.com, Rackspace e Hp) è spesso più limitato di quello che viene propagandato. Ravello spera di poter fornire quella flessibilità con sistemi di trasferimento dal pc alla “nuvola” con un semplice click. Adesso le aziende che desiderano passare le loro applicazioni alla “nuvola” devono adattarsi alla sua tecnologia. Su Amazon i clienti devono adattarsi al sistema operativo Linux, mentre Microsft richiede una tecnologia dal Windows Server. Schnaider e Tamir sono alla loro quarta startup in pochi anni. Una loro iniziativa precedente, Qumranet, una società di virtualizzazione, è stata venduta nel 2008 per 115 milioni di dollari, e altre sono finite nel portafoglio della Cysco Systems. La grande quantità di capitale che Ravello è stato in grado di attrarre – 26 milioni di dollari da partner stranieri, fondi da capitali di rischio americani, e 1 milione di tasca loro - è indice della grande innovazione nel cloud computing, un settore che i dati della società di ricerca Usa Gartner stimano che valga quest’anno 9 miliardi di dollari, rispetto ai 6 del 2012. Gartner prevede una crescita del settore del 41% fino al 2016, per arrivare a un fatturato di 24 miliardi dollari nel 2016. La Ravello è solo uno dei simboli di una effervescenza creativa che non si ferma certamente solo a questi ambiti. Migliaia di startup nascono ogni anno. Ma ciò che manca in Israele è il dettaglio e la vendita on-line del prodotto. Trasformare il risultato di una ricerca in un prodotto commerciale è complicato, per questo in Israele c’è un “sistema” ormai rodato che da anni è in grado di individuare quei prodotti, sostenerli insieme a partner strategici (cioè le aziende con i soldi), persone e strutture di marketing in grado fondere l’innovazione con il mercato. Alta tecnologia israeliana in mostra alla Electronic Warfare Conference di Berlino, edizione 2012: un Escort Jammer Pod, parte del sistena di sorveglianza aerea, della Elta Systems di Tel Aviv
(29 ottobre 2013) ©