L’utilizzo dello smartphone in classe è al centro di un recente dibattito per le sue implicazioni sulla potenziale frattura nel metodo di insegnamento e di apprendimento. Si veda ad esempio l’editoriale sul Corriere del 28 settembre scorso di Giovanni Belardelli al quale fa riferimento in questi giorni Giovanni Lo Storto, Direttore Generale dell’Università Luiss G.Carli, sul Corriere della Sera del 12 Ottobre 2017, p.34. La prima domanda riguarda il compito della scuola di oggi. «A trasmettere in modo meccanico – scrive l’autore – ai nostri ragazzi o a farli esercitare nella sperimentazione della conoscenza? Dotare i giovani di strumenti per interpretare il mondo circostante ed essere in grado di migliorarlo, è tra gli scopi primari dell’istruzione». Con l’ingresso nel mondo digitale – scrive più avanti lo stesso autore – «l’insegnante infatti non solo è un prezioso depositario del sapere ma completa il suo facilitatore di conoscenza, facendo ordine di un flusso continuo di informazioni e orientando i ragazzi in un percorso formativo costruito ogni giorno sui banchi di scuola, anche con lo smartphone, ma soprattutto coltivando la passione verso lo studio e la curiosità per l’altro diverso da sé». Conclude l’articolo una nota di ottimismo: «I giovani sono meno sprovveduti di quanto si immagini e con molta più voglia di fare». Per saperne di più leggi:
https://www.pressreader.com/italy/co...82110636828875