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Visualizza la versione completa : Che ne pensate del dialetto?



vitalba paesano
15-12-10, 11:41
Dalla Rassegna stampa di oggi

Maria Bertuzzo
12-01-11, 18:10
Sono venuta a leggere una cosa che mi era sfuggita nonostante fosse all'interno del forum...
che dire non so proprio, chissà se si conserveranno, nell'articolo si parla in prevalenza di due regioni dove non è difficile fare proposte sui dialetti perchè c'è abitudine consolidata, specialmente in Val d'Aosta, a parlarlo in famiglia, ma qui ad esempio possiamo contare proprio su poche persone che lo conoscono. Insegnarlo a scuola non credo sia d'interesse generale...i ragazzi lo respingono in modo categorico, quando mio figlio era piccolo ho cercato tante volte di insegnargli qualche parola ma mi guardava "stralunato" e mi diceva che assolutamente non voleva impararlo per cui ho abbandonato l'idea, io stessa mi sono dimenticata tante parole col passare del tempo, da piccola lo parlavamo in famiglia ma solo con i miei genitori e con uno dei miei fratelli, con i due più giovani no ad esempio, man mano che il tempo passava erano sempre meno le persone che lo parlavano e ora mi è rimasto qualche amica/o ma quelli proprio di vecchia data...è un peccato comunque...
queste però sono tradizioni che vanno vissute non credo siano adatte a farne materia scolastica o almeno tutto dovrebbe essere facoltativo!

Attilio A. Romita
12-01-11, 23:41
Da sempre sono esistiti i contrasti tra dotti ed umani semplici.
Già nell'antico Egitto il popolo non capiva cosa diceva il Faraone quando parlava con i suoi ministri.
Con il passare dei secoli le lingue parlate si sono raggruppate intorno ad alcuni nuclei nei quali si parlavano lingue simili.
Tutte le lingue, essendo strumenti vivi di comunicazione, sono cambiate per adeguarsi a nuovi concetti o semplicemente per eliminare suoni ed intonazioni più complesse.
Oltre a questo cambiamento teso alla facilitazione, ci sono stati cambiamenti legati all'omolagazione di parole che indicano lo stesso oggetto o cambiamenti legati ad invasione forzata di altre lingue a seguito di guerre ed invasione.
Gli attuali dialetti non sono altro che residui di antichi linguaggi e forse non giusto che scompaiono, come non è giusto buttare giù un muro antico, ma è anacronistico volerli far rivivere.
Le lingue cambiano e questa è la loro caratteristica naturale.
Caso diverso è la "sciatteria linguistica" che spesso nasconde una ignoranza crassa delle regole della grammatica e della sintassi: è questo il fenomeno da controllare e risolvere in senso positivo.

Adriana Peratici
13-01-11, 16:59
Io abitavo in un quartiere popolare dove tutti parlavano il dialetto, anche mia madre e mio fratello, ma proprio per elevarmi culturalmente, mia madre a me si è sempre rivolta in italiano, ed io, che proprio sono negata per imparare le lingue, non ho mai imparato il dialetto. Tante volte facevo strafalcioni traducendo il dialetto in italiano e tutti mi prendevano in giro. Ora a Piacenza in certi circoli culturali si fanno lezione di dialetto e, per far si che non muoia la tradizione, ci sono alcune compagnie che portano nelle feste paesane commedie in dialetto. Devo dire che sono ancora molto seguite e la gente ride e si diverte, però, ad esempio io ho sposato un siciliano, ed i miei figli anche se capiscono il dialetto ( la nonna lo parlava sempre) non si divertono in una commedia dialettale, perchè non conoscono il doppio senso di certe battute. Infatti nei dialetti certe frasi non si possono tradurre, perchè fanno parte di una cultura fatta anche di doppi sensi, e credo che sarebbe molto difficile insegnarlo a chi non è nato nel territorio!

rina zillino
05-03-11, 15:54
Il mio dialetto, come tutti gli altri, contiene delle espressioni che è difficile esprimere in lingua italiana, sia dal punto di vista morfologico che dal punto di vista fonico.
Qui capita ancora di sentire una mamma dire al proprio figlio "ghjatu meu" (respiro mio) e la pronuncia corretta prevede un'emissione di fiato che contiene tutta la visceralità del rapporto parentale.
Non è un'onomatopea, è qualcosa di più intenso, un momento in cui il significante si avvolge attorno al significato.
Nella lingua ufficiale questi fenomeni forse non si verificano e purtroppo si vanno perdendo anche nei dialetti, poichè questi vengono pian piano abbandonati e la gente, non avendo adeguato il proprio impianto fonico a questi suoni antichi, non è in grado di riprodurli correttamente.
Ma tra questa giustificata vena di rimpianto e l'esigenza di imporre il dialetto come materia di studio nelle scuole ce ne corre.
A me pare una forzatura, una specie di arresto del naturale processo evolutivo della lingua che va acquisendo connotazioni sempre meno territoriali grazie ai (o a causa dei?) sistemi di comunicazione immediati e capillari di cui disponiamo oggi.
Sentire suoni dialettali è affascinante come visitare una galleria di bellissimi oggetti di antiquariato, ma la visita dura poco, poi si torna sempre all'italiano come si fa con i comodi elettrodomestici di ultima generazione.
E se intensificassimo gli sforzi per salvare il congiuntivo e la consecutio temporum? Quelli sì che sono temi di bruciante attualità!